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Loro1 di Sorrentino, film poetico sulla decadenza morale Italia

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Una scena di Loro1

Che Paolo Sorrentino sia un maestro del cinema al pari dei Padri del ‘900 alla stessa stregua di Fellini, partorendo Loro1, ne offre l’ulteriore conferma, firmando un testamento poetico in merito alla corruzione dell’Italia. Documento “poetico” perché la cellula madre anche della citata pellicola, malgrado la decadenza ritratta, consta di lirismo che ne fa pura arte.

In molti si indignano in quanto il film in questione descrivendo le vite consunte di una folta masnada di personaggi tra il 2006 ed il 2010, racconta palesemente di Silvio Berlusconi inquadrato però, a differenza del pregresso Caimano (2006) di Nanni Moretti che puntava alla critica politica, dal punto di vista umano e ne scopre le costole di radicata solitudine. Ed è proprio quest’elemento a farne un gran indiscusso film.

Il regista Paolo Sorrentino al Kustendorf Film Festival

D’altronde la sensibilità artistica di Sorrentino è solita scandagliare nella decadenza del cuore degli uomini con conseguenti “effetti collaterali” sulla società, se le persone descritte sono Loro. Una battuta della pellicola recita “Chi sono Loro?”, “Loro sono quelli che contano”, tanto che Berlusconi è nominato con il pronome Lui, mai con il suo nome.

Poi c’è Dio, l’uomo che è al di sopra persino di Berlusconi e che qualche critico accosta all’allora Capo della Protezione Civile. Tuttavia Loro sono anche coloro che ruotano intorno ai cosiddetti potenti e che, in questo compulsivo tentativo di ereditarietà di potere per semplice frequentazione, lasciano scivolare le proprie esistenze nella dissoluzione più piena.

Il film si apre con dei bei primi piani che riprendono una pecora della tenuta in Sardegna che incede nella sala della villa, tanto a sottolineare la vocazione animalista che nel tempo ha colto il Cavaliere, ma che in fondo esprime anche un cenno di contaminazione bucolica con il collega ed amico regista Emir Kusturica. La pecora muore d’infarto per l’eccesso d’aria condizionata che automaticamente si aziona. Pellicola che non concede sconti.Ci si immerge subito dopo nelle vicende del personaggio Sergio Morra, interpretato da Riccardo Scamarcio che, in qualità di imprenditore, a differenza dell’onesto padre, è disposto a tutto pur d’ascendere ad un certo dominio. Sergio è legato a Tamara, che ha il volto della bella Euridice Axen, madre separata che inspira cocaina, mentre prepara un’insana cena a base di “sofficini” ai figli. I due, pur tradendosi a vicenda nella loro caustica vocazione al successo sociale, sono invero legati da un saldo sentimento d’amore. Intorno alle vicende dei due si costruisce la parte centrale del film.

Infatti Sergio crea un giro di ragazze e cocaina, organizzando un party a Villa Morena, proprio di fronte alla villa di Silvio, nel tentativo di destarne l’attenzione.

Ora se la festa a Villa Morena, fondata sul nudo e l’amore libero sia etero che omosessuale, cita chiaramente il “bunga-bunga”, dal punto di vista stilistico è di una bellezza straordinaria, nelle luci della fotografia, nella regia ed anche nei costumi, tanto da evocare nel cuore di irriducibili cinefili la celeberrima scena d’amore libero tra Daria e Mark e le altre coppie che si materializzano nella Valle della Morte a Zabriskie Point, in uno dei capolavori di Michelangelo Antonioni.

E la scena di Sorrentino che ritrae la folla seminuda di donne e uomini, commossa dal sorgere del mattino sul mare al termine dell’erosiva notte di sesso ed orge, ha insita una grazia cinematografica d’eccezione. Come non amare Sorrentino che inonda di magnificenza anche un’umanità decaduta.

Una scena di Loro1

Da questo punto in poi del film appare realmente Lui, interpretato da un eccellente Tony Servillo che ne restituisce con pienezza le espressioni di gaudio, ma anche di solitudine sconsolata. Berlusconi appare come un uomo di indubbio successo politico e sociale, che tutte e tutti cercano ed osannano, ma con le proprie ombre. Sorrentino lo ritrae mentre si dedica con pazienza a fare il nonno rispetto ad uno dei suoi nipoti e, soprattutto, mentre corteggia nel tentativo di riconquistarla, la moglie Veronica Lario, interpretata con naturalezza da una brava Elena Sofia Ricci.

La moglie è il personaggio che si staglia contro tutti gli altri; il nostro Premio Oscar la descrive come una donna algida, emotivamente distante dal marito, intellettuale alternative intenta a leggere i libri di Saramago, a realizzare sculture, a limitare l’uso del cellulare al marito Silvio e, soprattutto, Sorrentino affida a lei le battute d’opposizione, una delle quali “Ma perchè con tutte quelle TV non hai mai realizzato un programma culturale?” .

Intensa la scena in cui Berlusconi, con l’intenzione di sorprenderla, le fa cantare la loro canzone d’amore “Che Domenica bestiale” direttamente dall’autore Fabio Concato, guest star di questa pellicola che, con la sua chitarra, la interpreta tra i verdi curatissimi prati della tenuta.

Davvero un’eccellente pellicola, realizzata ovviamente dalla Indigo Film di Nicola Giuliano, il fedele compagno artistico di Paolo Sorrentino, in coproduzione con France 2 Cinéma, con la notevole fotografia di Luca Bigazzi, le musiche originali di Lele Marchitelli.

L’ulteriore elemento da rimarcare è la cavillosa attenzione di Sorrentino a ciascun dettaglio; tutte le figurazioni sono state scelte accuratamente, con volti azzeccatissimi! E superlativa la regia poetica del nostro Premio Oscar. Attendiamo a giorni con fervente entusiasmo la seconda parte Loro2, maggiormente incentrata sulla figura di Silvio.

Che poi solo un artista, ma soprattutto un uomo semplice come Paolo Sorrentino, poteva concepire e partorire un’opera filmica di monumentale bellezza, pur descrivendo questa società logora.

Romina De Simone