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CDC Africa: su 1,2 miliardi 2412 positivi e 7 morti. Loro sono immuni al coronavirus?

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Coronavirus, i dati pubblicati ieri su Twitter da CDC Africa

La popolazione africana risulta di circa 1,2 miliardi di persone. Secondo quanto pubblicato ieri sul web dai responsabili del CDC Africa (massima autorità sanitaria africana) i casi di persone positive nel Continente risultano complessivamente 2412 e i morti con coronavirus soltanto 7.

I vertici dell’organizzazione sanitaria non hanno riferito la percentuale di malati e deceduti in base all’etnia o alla razza.

Tuttavia, consultando la mappa dei Paesi africani colpiti dal Covid-19 si nota chiaramente che quelli più colpiti non sono quelli della cosiddetta Africa nera, ma gli altri.

Ossia Algeria (264 positivi) Egitto (402) Tunisia (114) Marocco (170) e il Sudafrica (709) ancora popolato da tantissime persone di origine anglo-boera. Per quanto riguarda la Libia in guerra il dato raccolto dal CDC è pari a 1, ma ovviamente appare del tutto inattendibile in sé.

In altre parole, circa il 70% dei positivi si trova in soli 5 dei 46 Paesi del Continente, che non rientrano nella cosiddetta “Africa nera”.

Esperti e analisti sul web si sono chiesti se loro sono immuni, ma non hanno ancora dato una spiegazione con prove scientifiche dei fatti.

Tuttavia, la semplice analisi degli ultimi dati del CDC e l’esperienza italiana fa riflettere, anche perché nei nostri ospedali al momento risultano pochissimi (quasi zero) ricoverati e zero deceduti di colore provenienti dall’Africa.

Per quanto riguarda il tasso di mortalità, alcuni sono quindi partiti dal fatto che, in Italia, sotto ai 50 anni risulta pari all’uno per cento (in genere persone con comorbidità) e sotto i 20 anni è pari a zero.

Fermo restando che le persone di colore immigrate dall’Africa sono quasi tutte giovani e forti, hanno poi fatto notare che il cosiddetto “Continente nero” ha un’età media della popolazione di gran lunga inferiore rispetto a quella italiana ed europea.

Altri, invece, hanno ipotizzato una capacità fisica superiore ad adattarsi ovvero a contrastare la diffusione di nuovi agenti patogeni, come in sostanza è avvenuto per Ebola e altri virus.

Altri ancora hanno riferito che i dati diffusi dal CDC Africa sono inattendibili per la presunta incapacità operativa di raccoglierli sul campo o l’impossibilità di eseguire un numero di tamponi in modo scientificamente considerevole.

Per quanto riguarda l’immunità, medici e scienziati devono ancora studiare a fondo il fenomeno.

In tal senso, il direttore della clinica di Mallattie infettive dell’ospedale Sacco a Milano, prof. Mario Galli, l’altro ieri durante la trasmissione Agorà su RaiTre ha in sintesi riferito: “Temo che la vaccinazione per la tubercolosi non c’entri niente. Spero che possa essere confermato, anche a livello di ricerca, il fatto che, verosimilmente, ci sia una diversa disponibilità e diverse caratteristiche dei recettori per il virus in alcune etnie, in alcune popolazioni, soprattutto di origine africana”.

“E’ soltanto un’ipotesi da studiare – ha sottolineato il prof. Galli – però ci sono alcune evidenze. Effettivamente non abbiamo persone di origine africana nei nostri reparti, se non forse in minima misura. Questo fatto suggerisce che l’ipotesi che la porta di ingresso del virus sia diversa e non accogliente in determinate etnie, possa stare in piedi. Asiatici ed europei avrebbero porte aperte mentre gli africani ce le avrebbero semichiuse o chiuse. Se fosse così, il disastro colpirebbe di meno le aree più fragili del mondo”.