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Anniversario scontri a Corvetto, domenica 23 gli Antifa tornano in piazza

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Piazza Corvetto 23 maggio 2019, gli scontri con le Forze dell'ordine

“Domenica 23 maggio alle 17 in piazza Corvetto per l’antifascismo militante contro la repressione”.

Lo hanno confermato oggi su fb i responsabili di Genova Antifascista.

I militanti di estrema sinistra torneranno nella piazza del Centro di Genova dove due anni fa si svolsero le dure e violente proteste, culminate negli scontri con le Forze dell’ordine, contro la manifestazione pacifica dei sostenitori di CasaPound che si stava svolgendo nella vicina piazza Marsala.

“Nel maggio del 2019, a chiusura della campagna elettorale delle elezioni europee – hanno dichiarato gli Antifa – i fascisti nostrani uscirono dalle loro sedi per mostrarsi alla città.

La commemorazione della morte di Ugo Venturini con gli esponenti romani di Casapound con conseguenti scontri fu solo il preludio a quanto sarebbe successo tre settimane dopo in Piazza Corvetto a Genova.

A nulla servirono i tentativi di mediazione, le lettere aperte al sindaco e i colloqui in prefettura di varie associazioni.

Il comizio elettorale di CasaPound si doveva fare perché legalmente nulla poteva impedirlo. Fu la goccia che in città fece traboccare il vaso.

Il 23 maggio in piazza Corvetto, c’era la Genova Antifascista. Non solo militanti, ma cittadini comuni: uomini, donne, anziani, giovani, bambini, italiani, stranieri, c’erano i disabili, l’associazionismo.

Quella piazza ha dato prova di determinazione e coraggio. Attaccata più volte dai 300 agenti in tenuta antisommossa e sotto una fitta pioggia di lacrimogeni lanciati ad altezza d’uomo, è riuscita sempre a ricomporsi, certa di essere dalla parte giusta della barricata.

La reazione dello Stato a quella piazza è stata altrettanto dura. Due arresti e 56 denunce. Una punizione esemplare che suona da monito per tutta la città e non solo.

Lo Stato, di fronte alle sacche di resistenza attive su tutto il territorio nazionale, si è fatto Stato, colpendo i militanti con misure repressive, spesso spropositate rispetto alle azioni compiute, con il chiaro intento di intimidire e smembrare le lotte.

Gli esempi sono molteplici e attraversano tutto lo stivale. I No Tav della Val Susa che da anni pagano con misure cautelative, fogli di via, arresti e denunce la propria determinata e coraggiosa resistenza contro la militarizzazione e devastazione del proprio territorio; i lavoratori che lottano sul proprio posto di lavoro per vedere rispettati i propri diritti, troppo spesso calpestati, che subiscono ritorsioni e licenziamenti da parte dei datori di lavoro; chi soccorre i migranti in mare e chi cerca di dare loro un sostegno, ne sono un esempio le ONG e i singoli cittadini che oggi più che mai sono nel mirino della legge; la criminalizzazione e lo sgombero degli spazi sociali, i quali rappresentano importanti presidi territoriali, di socialità e di circolazione delle idee che sfuggono al controllo delle istituzioni e per questo sono anch’essi sotto attacco; chi durante quest’ultimo anno, da nord a sud, ha osato contestare le misure messe in atto dai governi per contenere il diffondersi del Covid-19 di fatto limitando fortemente le libertà individuali dei cittadini (dopo anni di tagli alla sanità ed in una logica tesa a salvaguardare il profitto e non la salute delle persone).

E tutto il movimento Antifascista che si batte contro il proliferare dei fascismi nelle nostre città attraverso l’azione e la diffusione di una cultura militante contrastata dallo Stato con una marea di denunce, ne è un esempio il tentativo della questura di costruire un perimetro associativo intorno a cinque lavoratori e antifascisti genovesi.

La repressione colpisce ogni forma di dissenso che non rientri in quello accettato e incorporato dal capitale e dalla realtà mainstream.

I gruppi che con la propria voce e le proprie azioni escono dal perimetro tracciato dalle istituzioni e più in generale dal sistema capitalista devono essere condannati, smembrati, portati all’esasperazione con decine e decine di denunce e processi con il chiaro auspicio di cancellarli.

Di fronte all’onda nera della repressione di Stato possiamo e dobbiamo mettere in campo la nostra arma più potente: la solidarietà nella lotta.

Per questo motivo chiamiamo a raccolta tutti coloro i quali sono colpiti dalla repressione di stato, tutti coloro i quali agiscono sui propri territori le proprie battaglie consapevoli che spesso legalità e giustizia sono in conflitto fra loro.

Il 23 Maggio, data simbolo e importante giornata in cui si è manifestato un antifascismo di massa e non liturgico, scenderemo nuovamente in piazza per ribadire che L’antifascismo non si processa e per chiedere a gran voce l’amnistia per i reati sociali”.