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A fugàssa into capuçìn, röba da rinscemelî!?

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A fugàssa into capuçìn, röba da rinscemelî!

La focaccia nel cappuccino? Ma siamo venuti scemi? (traduzione del titolo dal dialetto genovese)

Inzuppare la focaccia nel cappuccino è un piacere inestimabile! Come nasce questa combinazione gustosa e godereccia?

Tra le varie spiegazioni chieste a buon gustai, nei bar di Genova, abbiamo scelto le definizioni più accurate: «Il latte che bagna l’alveolatura prodotta dalle lievitazioni della focaccia creando un gusto e un piacere ineguagliabile».

Ma il suo amico, lo incalza dicendo:«È la meravigliosa combinazione tra la focaccia croccante, il suo sale ed olio che incontrano la dolcezza del latte e caffè ben zuccherati …creando questa prelibata combinazione!!

Interviene il barista che ci spiega: «La focaccia deve essere tagliata in listarelle. Il vero virtuoso della colazione ligure riesce a calibrare la giusta durata del tuffo della focaccia nel caffellatte o cappuccino: il tempo di immersione non deve essere né tanto lungo da far ammollare la focaccia, ma nemmeno troppo breve.

Se si riesce a raggiungere la perfezione in questa manovra, vi ritroverete con la focaccia che ha assorbito un po’ di liquido e pertanto non ci sarà nessuna chiazza d’olio a galleggiare sulla superficie.»

In un altro bar del centro un signore, dallo spiccato accento genovese ci spiega: «Per gustare questa colazione ed ottenere gli sperati momenti di felicità occorrono solo la calma e la flemma prettamente genovese.

C’è qualche mamma premurosa che al mattino corre in panetteria, compra la focaccia e torna subito a casa per fare la colazione genovese con i pargoletti; forse nel radunare i figli per la prima colazione c’è anche il proposito di “iniziare” i bambini a questa deliziosa colazione ligure.»

Altre persone ci spiegano alcune regole per gustare la focaccia nel latte e caffè.
«Chi la mattina ha fretta, non può gustare le gioie della focaccia e cappuccino. La colazione non deve essere consumata in piedi davanti al bancone del bar, né si deve pensare ad altre cose, bisogna aver la mente libera! – racconta un pensionato, che si definisce un genovese di altri tempi – Ci si deve sedere al tavolino, origliare i discorsi di chi è attorno e criticare le scelte quasi sempre sbagliate degli altri. Senza il mugugno, la colazione non ha quel fascino che fa parte della tradizione genovese.

È un momento di seria riflessione, serve per riflettere sull’inesorabile passare del tempo, non è possibile gustarsi la focaccia e cappuccino o caffellatte se non si è disposti a spendere un po’ del proprio tempo per la propria colazione.»
Nel bar di una cittadina del Levante ligure abbiamo chiesto ad una signora, intenta a gustare la focaccia nel cappuccino, un suo commento:

«Per me, la bontà della focaccia nel latte e caffè è proprio il contrasto tra il salato e il dolce che rende la colazione genovese così buona – spiega, con dovizia di particolari, una garbata signora – ma mio marito, milanese, dice che la focaccia nel caffelatte non la sopporta perché’ lascia gli occhi di grasso che lo guardano sconsolati dalla tazzina!» Antonio Bovetti