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Libia, ucciso Saif al-Islam Gheddafi a Zintan: cosa sappiamo

Libia, ucciso Saif al-Islam Gheddafi a Zintan: cosa sappiamo
Saif al-Islam Gheddafi (foto Facebook)

Media arabi riferiscono di un agguato armato nell’ovest del Paese; reazioni e ricostruzioni sulla figura politica del figlio dell’ex rais

Saif al-Islam Gheddafi, secondo figlio dell’ex leader libico Muammar Gheddafi, è stato ucciso lo scorso 3 febbraio durante scontri armati nella zona desertica di Zintan, nell’ovest della Libia. La notizia è stata diffusa da diversi media libici e rilanciata da fonti arabe, che parlano di un attacco avvenuto nei pressi della sua abitazione. Secondo le prime informazioni, uomini armati avrebbero aperto il fuoco mentre si trovava nel giardino di casa, per poi allontanarsi rapidamente. Nel corso del pomeriggio sarebbero proseguiti combattimenti tra milizie locali e gruppi fedeli all’ex regime, con tensioni registrate anche nell’area di al-Hamada.

«La mano del tradimento ha colpito” Mohammed Abdulmuttalib al-Huni, ex consigliere di Saif Gheddafi, ha scritto sulla sua pagina Facebook: «La mano del tradimento ha colpito e ha assassinato un uomo che amava la Libia e sognava la sua prosperità e rinascita. Era Saif al-Islam Gheddafi».

Profilo politico e percorso controverso

Nato nel 1972, Saif al-Islam Gheddafi, il cui nome tradotto significa “Spada dell’Islam” era considerato una delle personalità più influenti e divisive della Libia dopo il 2011. Prima della rivolta contro il padre, veniva spesso presentato come il volto riformista del sistema politico libico, anche grazie alla formazione accademica internazionale e al dottorato conseguito alla London School of Economics. Durante il conflitto del 2011 assunse un ruolo centrale nella difesa del regime, circostanza che portò la Corte penale internazionale a emettere nei suoi confronti un mandato di arresto per crimini contro l’umanità. Catturato nello stesso anno da una milizia di Zintan, venne successivamente condannato a morte in contumacia da un tribunale di Tripoli nel 2015 e rilasciato nel 2017 dopo un’amnistia concessa dalle autorità dell’est della Libia.

Reazioni e commenti dal mondo energetico e politico

Tra le reazioni alla notizia della morte figura quella del presidente di FederPetroli Italia Michele Marsiglia, che ha commentato pubblicamente la vicenda e il possibile impatto sul contesto libico e internazionale.

«Apprendo con grande dolore della morte di Saif, ho sempre pensato al peggio ma non che si arrivasse a tanto».
Continua Marsiglia «Le nostre idee e la politica in Libia di FederPetroli Italia arrivavano a lui e so per certo che ne era contento. Saif, nonostante le limitazioni di alcuni organismi internazionali, oggi rappresentava un consenso libico di oltre il 70% e questo è evidente che avrebbe condizionato la stabilità alle prossime elezioni politiche, avendo annunciato lo stesso la candidatura. Saif sarebbe stato una speranza di ripresa non solo sociale ma una persona competente in campo petrolifero ed energetico, un velo di speranza per riportare la Libia ad una produzione petrolifera ottimale e rafforzare sempre più i rapporti con l’Italia e l’Europa. Le circostanze dell’uccisione non sono ancora chiare, attendiamo gli sviluppi delle autorità per capire bene cosa sia successo a Zintan».

Le prospettive politiche e il contesto libico saranno al centro di un incontro previsto a Roma nel mese di marzo, durante la presentazione del documentario “SAIF E LA LIBIA”.

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