Notizie contrastanti da fonti ufficiali e canali informali dopo l’azione militare statunitense nella notte sulla capitale venezuelana
Il quadro che emerge dalla notte di fortissima tensione in Venezuela appare frammentato e caratterizzato da informazioni spesso discordanti. Fonti giornalistiche internazionali, comunicazioni ufficiali e contenuti diffusi attraverso canali Telegram restituiscono versioni differenti su quanto accaduto e sugli sviluppi politici successivi all’operazione militare statunitense. In questo contesto, l’unico elemento condiviso è l’escalation improvvisa che ha riportato il Paese al centro dell’attenzione geopolitica mondiale.

Il raid aereo statunitense su Caracas
Dopo settimane di crescenti tensioni diplomatiche, nella notte gli Stati Uniti hanno lanciato un raid aereo sulla capitale Caracas. Secondo le informazioni diffuse dal governo venezuelano, l’attacco sarebbe scattato poco prima delle 2 locali, corrispondenti alle 7 del mattino in Italia. Tra gli obiettivi colpiti vengono citati il palazzo presidenziale di Miraflores, il complesso militare di Fuerte Tiuna, il ministero della Difesa, l’aeroporto della Carlota e il porto della Guaira.
Nella capitale del Venezuela, Caracas, si sono verificate forti esplosioni. Secondo quanto riferito dall’agenzia Reuters, un attacco ha causato un’interruzione di corrente nell’area nei pressi di una base militare a sud della città.
Il presidente Nicolás Maduro, in una comunicazione ufficiale, avrebbe dichiarato lo stato di emergenza e invitato la popolazione alla mobilitazione immediatamente dopo l’attacco, denunciando quella che Caracas definisce una “gravissima aggressione militare” da parte degli Stati Uniti.
Le reazioni internazionali e le condanne
L’azione militare statunitense ha provocato reazioni immediate sul piano internazionale. Cina, Russia, Iran, Cuba, Colombia e altri Paesi hanno espresso una netta condanna dell’attacco contro il Venezuela, sottolineando il rischio di destabilizzazione dell’intera regione. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha riferito che, oltre a obiettivi militari e logistici, sarebbero stati colpiti anche luoghi altamente simbolici, come la sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez.
Anche la Russia ha condannato duramente l’operazione. Il ministero degli Esteri di Mosca ha parlato apertamente di “aggressione armata degli Stati Uniti contro il Venezuela”, esprimendo profonda preoccupazione per le conseguenze politiche ed economiche dello scontro.

Le versioni sull’arresto di Nicolás Maduro
Particolarmente controverse sono le notizie relative al presunto arresto del presidente Nicolás Maduro. Secondo fonti statunitensi, confermate pubblicamente dal presidente americano Donald Trump, Maduro sarebbe stato catturato insieme alla moglie e portato fuori dal Paese. Media americani riferiscono che l’operazione sarebbe stata condotta dalle forze speciali Delta e che la cattura sarebbe avvenuta nell’ambito di un’“uscita negoziata”, come riportato da Sky News citando ambienti dell’opposizione venezuelana.
Il New York Times scrive che durante l’operazione non si sarebbero registrate perdite tra le forze armate statunitensi e che l’arresto del presidente venezuelano sarebbe stato raggiunto nel corso di negoziati. Parallelamente, su alcuni canali Telegram circolano immagini non verificate che collocherebbero Maduro all’aeroporto di Vnukovo, in Russia, alimentando ulteriormente l’incertezza.

Le dichiarazioni dagli Stati Uniti
Secondo quanto riferito dal senatore statunitense Mike Lee, che cita una conversazione con il segretario di Stato Marco Rubio, Nicolás Maduro sarebbe stato arrestato per essere processato negli Stati Uniti con accuse di reati penali. Lee ha affermato che le azioni militari a Caracas avevano l’obiettivo di proteggere coloro che hanno condotto l’operazione di arresto e che, allo stato attuale, non sarebbero previsti ulteriori attacchi contro il Venezuela.
Donald Trump, in un’intervista riportata dal New York Times, ha definito l’operazione “brillante”, parlando di una pianificazione efficace e di truppe eccellenti. Alla domanda sull’autorizzazione del Congresso e sui prossimi passi, il presidente ha rimandato le risposte a una conferenza stampa.
Le richieste di Caracas e le preoccupazioni per Maduro
La vicepresidente del Venezuela ha chiesto ufficialmente alle autorità statunitensi di fornire prove che attestino che il presidente Maduro e sua moglie siano ancora in vita. Una richiesta che si inserisce in un clima di forte tensione istituzionale e di totale incertezza sul destino del capo dello Stato.
Parallelamente, il governo venezuelano continua a sostenere che l’operazione statunitense rappresenti un tentativo di colpire l’indipendenza politica del Paese e di appropriarsi delle sue risorse strategiche.

Venezuela raid USA: La posizione dell’Italia e la tutela dei connazionali
L’Italia segue con attenzione l’evolversi della crisi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito di essere in costante contatto con la rappresentanza diplomatica italiana a Caracas, sottolineando che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è costantemente informata e che l’Unità di crisi della Farnesina è pienamente operativa. L’ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, ha invitato i connazionali presenti nel Paese a non uscire di casa e a evitare spostamenti, definendo la situazione estremamente incerta.
In Venezuela vivono circa 160 mila italiani, molti dei quali con doppia cittadinanza, oltre a expat presenti per lavoro o turismo. La Farnesina segue anche la situazione di una dozzina di detenuti italiani, tra cui Alberto Trentini, considerati un tema prioritario nell’ambito dell’attuale emergenza.
Le dichiarazioni del Governo del Venezuela su TeleSurTv
Venezuela raid USA: Le accuse di Mosca e di Caracas sugli obiettivi dell’attacco
L’ambasciata venezuelana in Russia ha diffuso una dichiarazione in cui sostiene che l’obiettivo dell’attacco statunitense sarebbe l’appropriazione delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare petrolio e minerali. Una linea condivisa anche dalla diplomazia russa, che vede nell’operazione un tentativo di rafforzare il controllo statunitense sul mercato energetico.
Venezuela raid USA: Una prima lettura del contesto politico statunitense
Secondo alcune analisi, il momento scelto per l’azione militare non sarebbe casuale. Il Congresso degli Stati Uniti è in pausa. Tornerà pienamente operativo solo dopo il 5-7 gennaio, concedendo al presidente una finestra temporanea di maggiore libertà decisionale. Il quadro giuridico di riferimento resta quello della Risoluzione sui poteri di guerra del 1973. Tale risoluzione impone al presidente di notificare il Congresso entro 48 ore e limita la durata delle operazioni senza autorizzazione parlamentare.
All’interno del Congresso non emerge un consenso unanime. Alla guerra si oppongono i democratici, una parte dei repubblicani e anche settori del movimento MAGA, contrari a un nuovo coinvolgimento degli Stati Uniti in un conflitto prolungato. La Casa Bianca, secondo osservatori politici, potrebbe fondare la propria linea difensiva. Questo sulla tesi della “risposta a un attacco”, sostenendo che il Venezuela conduca una guerra indiretta contro gli Stati Uniti attraverso il traffico di droga.
Venezuela raid USA: La diretta su Twitter del TeleSur
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