Secondo quanto emerso, hanno diffuso un video hard del compagno di scuola disabile ingannandolo con un profilo fake sui social network, creato per simulare di essere una ragazza, ma “visto il pentimento e le scuse” i giudici hanno applicato il “perdono giudiziale” per tre minorenni del Ponente ligure.
Il caso che riguarda il “buonismo” di taluni magistrati, anche in vicende in cui sono vittime persone disabili, fragili e indifese, è accaduto nel Savonese e riguarda sette giovanissimi che sono comparsi davanti ai giudici del Tribunale dei Minori di Genova.
La vittima è un loro coetaneo con una disabilità, all’epoca dei fatti minorenne, preso di mira da alcuni compagni in una classe di un Istituto scolastico superiore.
L’accusa per i sette studenti è stata quella di “sostituzione di persona”, usando una finta identità sui social network, e di “detenzione di materiale pedopornografico”.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i sette giovanissimi, che dialogavano tra loro attraverso una chat di whatsapp, avevano deciso di aprire un profilo Instagram con un nome falso: Rebecca.
Fingendosi una ragazza, avevano contattato il compagno fragile e, quando erano riusciti a catturare la sua fiducia, si erano spinti oltre, ridendogli alle spalle.
Lo avevano quindi convinto a inviare fotografie e filmati erotici dove è riconoscibile.
Interrogati davanti alla pm genovese, gli sette studenti avevano ammesso la colpa parlando di “una bravata” che non sarebbero stati in grado di controllare fino in fondo.
Alcuni hanno sostenuto di “non essersi resi conto della cosa terribile che stavano compiendo. Ci sentivamo molto in colpa e c’eravamo anche scusati”.
Una versione che la presidente del collegio del Tribunale dei Minori ha preso per buona e considerata come un “pentimento”.
Così, per quattro di loro i giudici hanno sentenziato il non luogo a procedere “per non aver commesso il fatto”. Nei confronti degli altri tre, anche tenendo conto della minore età, il reato è stato estinto “in applicazione del perdono giudiziale”. Una formula pensata per permettere un più rapido recupero educativo, che applicata in questo caso lascia tuttavia a dir poco perplessi.


















































