ARCHIVIO

Un pm e carabinieri soli a difendere genovesi da sinti violenti

[caption id="attachment_190033" align="alignleft" width="457"] Il colonnello Andrea Paterna (a destra) comandante provinciale dei carabinieri, con il collega Paolo Aceto, trasferito a Roma[/caption]

GENOVA, 7 FEB. "E' inaccettabile quanto è successo al casello di Bolzaneto. Una violenza così inaudita contro una persona anziana non si può tollerare. Abbiamo accertato, con un lavoro attento e paziente, che quel 6 gennaio c'era stato solo un diverbio per futili motivi di viabilità. Doveva finire lì. Invece c'è stata un'aggressività tale da ridurre in fin di vita un anziano. Non ci si può comportare in quel modo e pensare di rimanere impuniti".

Il colonnello Andrea Paterna, comandante provinciale dei carabinieri, è uno che non si tira indietro quando c'è da difendere la legge e i genovesi, che cerca di proteggere ogni giorno con i suoi uomini. Nonostante altre istituzioni e talune toghe post sessantottine.

Ieri il numero uno dei carabinieri ha spiegato il blitz dell'Arma nel campo nomadi di Bolzaneto, che ha portato all'arresto del 21enne accusato di lesioni gravissime in concorso perché insieme agli altri zingari aveva massacrato e ridotto in fin di vita un pensionato genovese. Complessivamente, finora il pm Luca Scorza Azzarà ha indagato cinque sinti, fra cui due donne per favoreggiamento. Ora è caccia ad altri due.

Se Tursi ospita in uno spazio pubblico e paga ai ricchi nomadi perfino l'acqua e la luce, togliendo risorse ai poveri genovesi, che sono costretti a sopravvivere pure nell'insicurezza;

e se la sinistra, sia radical chic che cattocomunista, non vuole cacciarli tutti via preoccupandosi ancora oggi di "rinsaldare il patto" con i nomadi di Bolzaneto;

per fortuna, ora spunta qualche istituzione che si schiera dalla parte dei cittadini e fa osservare le leggi, anziché dimenticarsi della sicurezza dei genovesi per andare dietro a pericolose ideologie. Fabrizio Graffione