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Tursi 2017, Regazzoni: dirigenza Pd vuole armata Brancaleone

GENOVA. 8 GEN. "Credo che una delle ragioni del discredito della politica sia oggi l'inaffidabilità degli uomini che fanno politica. Quando mi sono messo in gioco candidandomi a Sindaco di Genova molti dicevano: al momento buono si ritirerà per chiedere un posto, farà l'accordo. Come tutti. Perché tutti, si dice, hanno un prezzo politico. A maggio ho detto: andrò fino in fondo, con chi ci sta. A gennaio dico: andrò fino in fondo, con chi ci sta. Senza fare accordi per un posto. Per una ragione ben precisa. Non è credibile, e non è serio, fare una dura battaglia per il rinnovamento della politica e del gruppo dirigente del PD genovese per poi, al momento opportuno, scoprirsi pompieri o costruttori di ponti e fare un accordo con quel gruppo. E' così che gli uomini politici si screditano: quando rinunciano a battaglie su cui hanno messo la faccia, per ottenere un tornaconto personale. Le battaglie politiche vere o si fanno fino in fondo o non si cominciano nemmeno".

Lo ha dichiarato oggi l'autocandidato sindaco del Pd Simone Regazzoni, dopo che ieri il tesoriere regionale del Pd Giovanni Battista Raggi lo ha mollato nella sua corsa per Tursi, insieme ad altri esponenti dem del suo cerchio magico: "Costruire il nuovo, senza distruggere quello che c'è di buono".

"Io credo che oggi - ha aggiunto Regazzoni - il gruppo dirigente del PD genovese, a partire dal Segretario Alessandro Terrile, brancoli nel buio e ci stia portando all'ennesima sconfitta. In un anno questo gruppo dirigente non ha costruito un programma, non ha lavorato a una candidatura unitaria (come anch'io avevo auspicato), non ha saputo esprimere un giudizio politico su Doria, e soprattutto non ha saputo ascoltare i bisogni dei Genovesi. C'è una sola idea in circolazione nel gruppo dirigente del PD: agitiamo lo spauracchio della destra populista e rimettiamo insieme i cocci del centrosinistra che si è polverizzato in Comune. E' la strategia proposta con grande chiarezza da Giovanni Lunardon nella Direzione Provinciale. E' la strategia del centrosinistra contro il baluardo del 'sempiterno fascismo' che oggi propone Vittorio Coletti. Credo sia una strategia vecchia, subalterna agli avversari e sbagliata da tutti i punti di vista. E credo sia giusto dirlo ora. Perché se anche, per puro miracolo, l'armata Brancaleone del centrosinistra genovese, sotto la regia di Doria, vincesse le elezioni ci sarebbe poco da rallegrarsi: avremmo altri 5 anni di immobilismo e palude politica. Perché l'armata Brancaleone non saprebbe prendere le decisioni che servono alla città sul trasporto pubblico, perché non saprebbe prendere le decisioni che servono alla città su sicurezza e controllo immigrazione, perché non saprebbe prendere le decisioni che servono alla città sulle grandi opere. Ecco il vero nodo politico. Che i cittadini hanno ben chiaro: per questo se dovranno scegliere tra l'armata Brancaleone, che è garanzia di tenere Genova nella palude, e le nuove destre che proporranno di cambiare aria sceglieranno le nuove destre.

Credo sia giusto dirlo con grande chiarezza ora, e non, come abbiamo fatto nelle ultime occasioni, dopo l'ennesima sconfitta. Penso che dalle sconfitte del passato avremmo dovuto imparare una cosa: che i cittadini ci stavano chiedendo un vero cambiamento, che una certa classe politica che ha governato Genova e la Liguria in questi anni era screditata, che il tempo per i Burlando & C. era finito. Servivano forze nuove, idee nuove, volti nuovi. Nulla di tutto questo è stato fatto. E la scelta di candirmi nasceva proprio da qui. E' stata una scelta di rottura con quegli uomini, con le loro idee e con un ciclo politico governato all'insegna della ricerca del consenso che ha danneggiato Genova e la Liguria.  Per questo, per primo, ho affrontato temi sentiti nella città, a partire dalla sicurezza e dall'immigrazione, ma di cui il PD a Genova non si era mai occupato. E' stata una scelta fatta in solitudine, che mi ha portato a trovare un certo consenso nella città prima ancora che nel PD.

È un momento oggettivamente difficile per il mio partito. In molti si preparano a gestire la sconfitta. In molti cercano la posizione migliore per sopravvivere a un'ondata che rischia di travolgerci a Genova. È in momenti come questo, in una congiuntura storica  difficilissima, che occorre essere chiari. Nelle scorse settimane qualcuno mi ha suggerito: questo è il momento buono per fare un accordo. Ho risposto: questo è il momento buono per dimostrare serietà e affidabilità politica, andando fino in fondo senza accordicchi. Io non costruisco ponti con il gruppo dirigente che in questi anni ha sbagliato tutto quello che c'era da sbagliare. Lo sfido fino in fondo sui contenuti e sulla linea politica. Se perderò politicamente perché a Genova ci sarà un centrosinistra con un candidato unitario o perché sarò escluso da eventuali primarie né prenderò atto con serenità e resterò, da sconfitto, nel mio partito. Quel che è certo, per usare le parole di un grande uomo politico, è che non sarò mai tra quelle anime timide che non conoscono né la vittoria né la sconfitta".