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Tunisino indagato per omicidio stradale, ruba una moto: arrestato l’amico di Ramy e della sinistra

Milano, il luogo in cui perse la vita Ramy

È stato arrestato dalla Polizia ieri sera a Milano per furto aggravato Fares Bouzidi, il 23enne tunisino che, senza patente, era alla guida del T-Max su cui morì il 24 novembre 2024, al termine di un inseguimento dei carabinieri, il suo amico Ramy Elgaml.

Bouzidi è stato notato insieme a un complice, mentre in modo sospetto spingevano in strada una moto Yamaha dal valore di circa 15mila euro.

Gli agenti delle Volanti sono riusciti a intercettarli in via Pirandello. Alla vista dei poliziotti hanno provato a scappare, ma sono stati bloccati e arrestati per furto aggravato in concorso.

Denunciati per lo stesso reato anche altri due giovani, che avrebbero fatto da palo.

Soltanto dopo gli accertamenti, i poliziotti si sono accorti che il giovane tunisino era quello del caso Ramy. Domani mattina è previsto il processo per direttissima.

Il 23enne tunisino è stato condannato con rito abbreviato a 2 anni e 8 mesi di reclusione per resistenza, ma è stato lasciato fuori, dopo non essersi fermato allo stop dei carabinieri ed essere fuggito per chilometri a forte velocità nelle strade di Milano il 24 novembre 2024.

Ramy Elgami morì dopo lo schianto della moto contro un palo e Fares Bouzidi finì in gravi condizioni in ospedale.

Per quell’episodio il 23enne nordafricano è accusato di omicidio stradale, così come il carabiniere alla guida della gazzella dell’Arma che inseguì i due nordafricani sul Tmax quando si verificò lo schianto all’angolo fra via Ripamonti e via Quaranta.

Una vicenda in cui sono stati indagati, tra proteste e mille polemiche, anche altri sei carabinieri accusati a vario titolo di falso ideologico e favoreggiamento.

Il sindaco di Milano Beppe Sala (centrosinistra) aveva addirittura sostenuto che “l’inseguimento notturno dei carabinieri è stato sbagliato” e minimizzato le violenze di piazza e le proteste di Corvetto, aggiungendo che dell’immigrazione (ancorché incontrollata e spesso impunita) “abbiamo bisogno, facciamocene una ragione”.

Salvo poi fare marcia indietro dopo la perizia della Procura, che in sostanza ha scagionato il carabiniere alla guida della Giulietta: “Avevo osservato quello che era successo, ma ora sono solo felice del fatto che attraverso le analisi si sia dimostrato che i carabinieri hanno agito bene”.

In un comunicato stampa, la consigliera regionale del Pd Carmela Rozza, a caldo, aveva affermato: “A indagini concluse l’Arma intervenga sui militari coinvolti. Rispetto per i ragazzi di seconda generazione, troppo spesso  vittime di discriminazione e razzismo”.

La Lega di Milano era invece scesa in piazza per manifestare a sostegno del carabiniere e delle Forze dell’ordine “sotto attacco” con lo slogan: “Al posto di criticare, Sala impara ad amministrare” e aggiungendo: “Abbiamo voluto portare la solidarietà alle forze del ordine che in questo momento stanno lavorando in un clima d’odio nel nostro paese, alimentato anche da una certa parte politica di sinistra”.

Anche FdI si era schierata col carabiniere e le Forze dell’ordine: “Con gli esiti della perizia della Procura si conferma che Ramy Elgaml perse la vita a causa della spericolata manovra del compagno di fuga e non perché speronato dalla gazzella dei Carabinieri. L’inseguimento, scrivono i periti, fu condotto in maniera corretta. È inaccettabile che i nostri agenti siano stati accusati di razzismo dalla sinistra e dai suoi centri sociali. Attendiamo le scuse all’Arma e a tutte le Forze dell’ordine da parte di chi li aveva accusati ingiustamente”.