I giudici della Corte di Cassazione ieri hanno annullato i sequestri delle caselle di posta elettronica di 14 persone tra vertici e dipendenti delle società Moby, Cin, e Toremar, disposti dal pm Walter Cotugno nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Genova per una presunta corruzione.
Secondo l’ipotesi della pubblica accusa, sostanzialmente bocciata dai supremi giudici, le società avrebbero elargito biglietti gratis a Forze dell’ordine e altri per ottenere dei favori.
Per gli ermellini, però, “di tale complesso quadro ricostruttivo non vi è traccia nel decreto di sequestro”.
A presentare ricorso contro i sequestri erano stati gli avvocati Pasquale Pantano e Luca Dellacasa.
In particolare, per i giudici della Corte di Cassazione, il pm genovese Walter Cotugno “si limita a inserire i nomi di 70 pubblici ufficiali e di 14 corruttori senza precisare chi abbia corrotto chi e, soprattutto, senza indicare quale sia l’oggetto dell’accordo illecito e in cosa sia consistita la vendita della funzione”.
E dunque, non sono state delineate “neppure sommariamente le condotte, individuando i poli delle numerose corruzioni ipotizzate né, soprattutto, chiarire se l’utilità fosse destinata a condizionare l’esercizio della funzione o agevolarne l’esercizio per favorire il tranquillo svolgimento dell’attività imprenditoriale”.
Insomma, per i supremi giudici “la descritta generalità e aspecificità della notizia di reato posta a fondamento del decreto e l’ampio lasso di tempo dai fatti contestati, corroborano la natura esplorativa del disposto sequestro la cui finalità è, evidentemente, quella della ricerca di una notizia di reato, piuttosto che quella della sua conferma”.
La clamorosa inchiesta da prima pagina era deflagrata lo scorso aprile e aveva portato al sequestro di alcuni traghetti per un valore di circa 64 milioni di euro.
Il sequestro fu poi annullato dai giudici del Tribunale del Riesame.
Secondo l’ipotesi accusatoria del pm, bocciata dai giudici, le navi della società sarebbero prive dei requisiti fissati dalla normativa internazionale in materia ambientale: alcuni componenti dei motori principali e dei diesel dei generatori di corrente sarebbero stati manomessi o sostituiti con pezzi di ricambio non originali e, quindi, non conformi alle norme, che sarebbero state aggirate con false attestazioni riportate sui registri o attraverso la contraffazione dei segni di autenticazione di competenza delle autorità pubbliche.


















































