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Straordinaria Euridice Elisabetta Pozzi al Duse

GENOVA. 12 GEN. Il mito di Orfeo ed Euridice ha ispirato numerosi poeti, musicisti, scultori e pittori, ed il perchè è facile da comprendere: come non rimanere sedotti dalla storia del famoso poeta e musicista, che non aveva eguali tra uomini e dei perchè figlio di Eagro, re della Tracia e della musa Calliope, e della figlia di Nereo e di Doride che divenne sua sposa, per i quali il destino non aveva previsto un amore duraturo.

Da Franz Joseph Haydn al contemporaneo Alessandro Fortunato, per la musica, da Canova ad Eugène Delacroix, per l’arte figurativa, da Virgilio a Robert Henryson, per la letteratura, tutti hanno dato il loro contributo artistico a questo mito.

Anche Claudio Magris nel 2006 rivisita la storia con un monologo dal titolo “Lei dunque capirà”. Ed è proprio questa sua opera che ieri sera, mercoledì 11 gennaio ha debuttato al Teatro Duse con una protagonista d’eccezione, Elisabetta Pozzi, diretta dalla regista Daniela Ardini, direttrice di Lunaria Teatro.

Due donne genovesi per raccontare insieme uno dei miti più romantici della cultura greca, dal punto di vista di “lei”. Il monologo di Magris vuole come scenario una casa di cura dei nostri giorni in cui Euridice è rinchiusa per via del morso del serpente che le ha causato una forte infezione. E mentre lei è lì, sola in una situazione statica da limbo, rimugina la sua vita, piena di ricordi e soprattutto piena di passione, quella provata per l’uomo che ha amato ed amerà per sempre, il suo sposo Orfeo.

Ma Orfeo voleva sapere troppo dopo che l’aveva perduta, immaginando che al di là di quel cancello che oramai li separava ci fosse la verità, quella che nel mondo comune è distorta dalla frenesia della quotidianità, dai rapporti non veri richiesti dalla società, da un mondo annebbiato da falsi valori, per questo chiede il permesso al Presidente della Fondazione che gestisce la casa di cura di poter entrare nel luogo dove è rinchiusa la moglie.

Ma Euridice, donna innamorata sì, ma anche saggia, sa che al di qua di quel cancello non c’è nulla di diverso di quello che vi è nel mondo comune, e non vuole deluderlo, per questo pur soffrendo fa in modo di tenerlo fuori, lasciandolo sognare.

Elisabetta Pozzi  gestisce questo monologo di un’ora e 10 minuti con tutta la maestria e sensibilità che sono in lei, donando al pubblico attento dall’inizio alla fine un personaggio ricco di sfumature, carico di passione e femminilità, arricchendo il personaggio di Euridice di quel “femminismo” che vuole una donna libera ed indipendente che riesce anche a fare a meno dell’uomo, pur amandolo, come in questo caso.

La Pozzi recita con ritmi serratissimi come richiesto dal testo di Magris, senza sbagliare una battuta, nè un’intonazione, strappando anche le lacrime a qualche signora in platea e confermandosi quella straordinaria e carismatica attrice che è. Indubbiamente il meglio che abbiamo oggi in Italia nel panorama femminile.

La regia di Daniela Ardini, racchiude la protagonista dentro dei tendaggi bianchi, forse lunghi lenzuoli, che danno il senso dell’ospedale, come il letto di ferro che sta a sinistra del palcoscenico. Il gioco di luci è assolutamente ben studiato ed efficace soprattutto nella scena finale quando l’attrice seduta a tavolino, mentre dice le ultime battute, sembra risucchiata da un buio che la tiene oramai lontana dal mondo terreno.

Lo spettacolo è una produzione Lunaria Teatro, la cui drammaturgia è stata curata dalla Prof.ssa Margherita Rubino, le scene sono di Giorgio Panni e Giacomo Rigalza, mentre i costumi sono di Elisabetta Zinelli, ed è anche arricchito dalle musiche di Daniele D’Angelo, marito dell’attrice.

FRANCESCA CAMPONERO