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Scandalo Gsl Albenga, il pm: processate Burlando e Montaldo

SAVONA. 5 GEN. Abuso in atti d'ufficio per lo scandalo Gsl di Albenga: la procura di Savona ha chiesto il rinvio a giudizio dell'ex governatore ligure Claudio Burlando e dell'ex assessore alla Sanità Claudio Montaldo.

Diverse e a vario titolo le ipotesi di accusa anche nei confronti degli ex vertici dell'Asl 2 savonese, di cinque medici e di un imprenditore al termine dell'inchiesta sulla sperimentazione dell'ortopedia privata instaurata all'ospedale di Albenga. In tutto sarebbero tredici gli indagati per cui è stato chiesto il processo.

Per Emilia Calderino, direttore sanitario del Distretto delle Bormide, nel savonese, è stata invece chiesta l'archiviazione.

A fine marzo è previsto l'inizio delle udienze e il gup dovrà poi decidere se accogliere o meno la richiesta di rinvio a giudizio.

Secondo l'accusa, in sostanza, la gara di assegnazione di 18 posti letto dell'ospedale, varata dalla Asl nel 2010 e approvata dalla Regione nel 2011, sarebbe stata taroccata con una sorta di "collaborazione" dei vertici della giunta Burlando nella modifica dei vari passaggi. Secondo l'indagine della Guardia di Finanza, la Gsl avrebbe incassato dai 7 milioni in provincia di Savona ai 21 milioni su scala regionale.

Claudio Burlando e Claudio Montaldo avrebbero modificato le condizioni della gara per consentire l’estensione senza altri bandi.

L'indagine sull’ortopedia privata avrebbe consentito di rivelare anche il presunto malaffare per alcuni concorsi interni. Utilizzate dai finanzieri anche delle telecamere nascoste.

Nei guai, a vario titolo e fra gli altri, sono finiti pure l'ex direttore generale dell'Asl Flavio Neirotti, il referente della Gsl Alessio Albani, la direttrice sanitaria in pensione Claudia Agosti e l'ex direttore amministrativo Graziella Baldinotti. Il medico ortopedico Guido Grappiolo, secondo l'accusa, insieme ad altri quattro medici in servizio all’ortopedia privata avrebbe fatto risultare in varie cartelle cliniche la sua presenza in camera operatoria, mentre si trovava da un'altra parte. Le cartelle cliniche contestate sarebbero addirittura circa 300.