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Sanremo, un viaggio inedito nel futuro, tra i reperti del Pianeta Terra

IMPERIA. 18 GEN. “Cosa resterà di questi Anni ’80…” recitava il ritornello di una celebre canzone di Raf, presentata per la prima volta in gara al Festival di Sanremo nel 1989.  Un quesito che l’uomo si è posto spesso nel corso della storia, ogni volta che si trovava di fronte ad una svolta epocale. Di quelle che lasciano il segno, che lanciano una moda, che ispirano uno stile di vita o una forma d’arte.

E se ci trovassimo nell’anno 3000 a dover ricercare prove dell’esistenza di un Pianeta Terra, ormai estinto?! È questo l’originale tema della Mostra scultorea “I tesori dell’anno 3000” di Elio Markese, poliedrico architetto sanremese, conclusasi ieri (domenica 15 gennaio 2017) a Sanremo nella suggestiva cornice del Forte di Santa Tecla, trasformato di recente in moderno Centro Culturale Polivalente, affacciato sul mare.

Il percorso espositivo, frutto di un progetto artistico-teatrale iniziato negli Anni ’90, ha consentito ai visitatori di trasformarsi da umani in “alieni”. Un viaggio nel futuro, non troppo fantascientifico, in cui il Pianeta Terra non esiste più. E rivive solo attraverso pochi e preziosi reperti. Gli elementi naturali: “L’acqua di mare”, “La sabbia”, “La roccia pesante”, “La roccia leggera”, “Il legno”, “L’acqua potabile”, “Le foglie nel vento” … catalogati ed esaltati nella loro bellezza e preziosità da monumenti-scultura, espressione di una kalokagathìa – termine che indica nella cultura greca del V secolo a.C. l'ideale di perfezione fisica e morale dell'uomo, ndr - in versione moderna.

E poi alcuni esempi di ciò che ha “rivoluzionato” la vita sulla Terra, ma che ne ha anche causato il declino. “Il vetro”, “Il petrolio”, “La plastica”, “I metalli”, “Il fumo”. Materiali ed azioni a forte impatto ambientale che, nelle sculture di Markese vengono racchiusi in contenitori protetti da reti, frecce avvelenate, superfici di vetro o maglie metalliche. Quasi a creare dei “vasi di Pandora” del futuro sorvegliati da un servizio di sicurezza davvero speciale: “Il Guardiano dell’anno 3000”, l’imponente corazza di alluminio, acciaio e vetro posta non a caso all’ingresso della Mostra. Un’opera scultorea che fu selezionata per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia ed esposta nell'ambito della 54a Biennale di Venezia, nel 2011.

Un’esperienza museale che Elio Markese, autentico “architetto di sculture”, ha voluto condividere con il suo pubblico; portatrice sana di un messaggio attualissimo volto a riscoprire i veri valori della nostra vita, spogliandoci di tutto ciò che costituisce il superfluo, secondo le intenzioni dello stesso ideatore. Ma anche uno spunto di riflessione sull’esigenza di gestire il Pianeta Terra in modo sostenibile nel pieno rispetto delle sue risorse naturali, che meritano di essere preservate e conservate per le generazioni future. E non ridotte a vestigia fossilizzate, gelosamente conservate in un museo di un arido e sabbioso pianeta alieno, sperduto nell’universo.

Maurizio Abbati

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