“Sulla riforma della sanità voluta dal presidente Marco Bucci arriva una bocciatura politica clamorosa. Anche il Governo Meloni, cioè un governo amico della giunta ligure, è stato costretto a intervenire per segnalare criticità pesanti. Altro che riforma solida e condivisa. Se perfino Roma alza la mano, vuol dire che siamo davanti a un pasticcio evidente”.
Lo ha dichiarato oggi il consigliere regionale del Partito Democratico Simone D’Angelo.
“Nel frattempo – ha aggiunto D’Angelo – sul territorio regna il caos, a partire dal caso Galliera. A oltre un mese dall’entrata in vigore della riforma, la convenzione con la Regione Liguria non è ancora stata definita.
Medici, infermieri e operatori non sanno per chi lavoreranno, con il rischio, come denunciato anche dalla Uil Fpl, che le incertezze sul futuro dell’ospedale ricadano negativamente su lavoratori e pazienti.
I rilievi del Dipartimento Affari regionali colpiscono inoltre due punti centrali della legge: gli stipendi fuori scala dei nuovi supermanager e la creazione di figure apicali difficili da inquadrare nel sistema nazionale.
Bucci ha voluto retribuzioni fino a 200mila euro lordi per i vertici delle nuove aziende, superiori a quelle dei direttori generali della sanità, mentre negli ospedali mancano medici, infermieri e operatori e le liste d’attesa continuano ad allungarsi.
Con le cosiddette Aree sanitarie e i direttori d’area si è costruita una catena di comando confusa, centralizzata e fuori dagli schemi nazionali, con ruoli apicali pagati come direttori generali ma senza le stesse regole.
Una governance inventata, cucita su misura, che ora viene messa in discussione perfino dal governo.
Fa sorridere amaramente sentire l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò (FdI) parlare di dettagli da limare.
Qui non si parla di dettagli, ma di una riforma che rischia addirittura l’impugnazione davanti alla Corte costituzionale.
Bucci aveva promesso una sanità più semplice ed efficiente, ma ha prodotto più burocrazia, più confusione e più potere concentrato in poche mani.
La sanità ligure non ha bisogno di supermanager strapagati e di strutture centralizzate lontane dai territori.
Ha bisogno di personale, servizi funzionanti e certezze per cittadini e operatori.
Bucci non perda tempo nel dispensare lezioni poco credibili su come si dovrebbe fare il sindaco e pensi alla Liguria.
Questa riforma va fermata e corretta prima che i danni diventino irreversibili”.
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