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Salvini nel mirino, Procura smentisce se stessa: solo ora sequestro conti a Bossi

Presunta truffa ai danni dello Stato. Solo dopo i conti bloccati alla Lega di Salvini, è venuto fuori che la Procura di Genova, con il via libera del Tribunale del Riesame, abbia cominciato a sequestrare beni e depositi bancari di Umberto Bossi, dell'ex tesoriere federale Francesco Belsito e degli ex revisori contabili Diego Sanavio, Antonio Turci e Stefano Aldovisi.

Elezioni politiche 2018, Lega nel mirino. Già lo scorso settembre il leader e candidato premier del Carroccio lo aveva detto chiaro e tondo: "Per la prima volta nella storia della Repubblica, certi magistrati stanno bloccando l'attività di un partito politico".

La vicenda è nota. L'importo da sequestrare risultava di circa 49 milioni di euro: né la Lega, né Salvini erano imputati e semmai risulterebbero parte lesa.

Tuttavia, l'offensiva della Procura di Genova aveva inizialmente previsto di sequestrare i conti correnti, con i soldi di militanti e simpatizzanti, a seguito della condanna in primo grado, lo scorso luglio, di Bossi (2 anni e 6 mesi) e Belsito (4 anni e 10 mesi) sulla presunta truffa ai danni dello Stato per i rimborsi di una decina di anni fa.

In sostanza, anziché sequestrare, prima di tutto e solo i beni (quindi i conti correnti) dei condannati, i pm genovesi avevano deciso di attaccare l'attuale popolo della Lega perché sarebbe stata beneficiaria della presunta truffa dell'epoca. Un ragionamento giuridico discutibile, che però era stato sbandierato come regolare dalla Procura che aveva respinto le accuse di essere politicizzata.

Dalle casse di numerose sezioni del Carroccio, sparse in tutto il Nord Italia, dopo che l'ex tesoriere federale Francesco Belsito era già stato cacciato da un pezzo e dopo che Umberto Bossi era stato messo in un angolo (all'ultimo raduno di Pontida non era stato neanche fatto salire per parlare sul palco allestito davanti al Sacro Prato) erano quindi stati sequestrati circa due milioni di euro.

Successivamente, i giudici del Tribunale del Riesame, grazie al ricorso dei legali del Carroccio, avevano messo uno stop a ulteriori sequestri dei conti della Lega di Salvini, ritenendo ingiusto il ragionamento della Procura che invece, a pochi mesi dalle elezioni politiche, aveva continuato a sferrare l'attacco agli oppositori di Renzi e compagni. Al punto che in Cassazione è tuttora pendente un altro giudizio di legittimità in merito alla questione.

La Procura di Genova aveva continuato a difendersi dalle rimostranze dei leghisti e dai duri commenti di Salvini, tentando di giustificarsi e spiegando che l'azione giuridica non aveva nulla a che fare con un attacco politico.

Ora, però, si scopre che i pm genovesi hanno sostanzialmente smentito loro stessi. Perché hanno cominciato a bloccare beni e conti di Bossi e degli altri condannati (circa 2 milioni di euro).

"Non potevano farlo prima - si chiedono molti leghisti - e lasciarci fare in pace la campagna elettorale senza sequestrarci i soldi? Perché hanno invece bloccato subito i nostri conti, visto e considerato che noi con la presunta truffa non c'entriamo nulla? Questi attacchi, solo nei nostri confronti, sono degni di un Paese libero e democratico?". FGraf