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Reportage FCA. La fabbrica Fiat in Serbia e il senso per gli affari di Sergio Marchionne

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BELGRADO 29 LUG. (dall’inviato Marcello Di Meglio). Galassia FCA del difficile dopo-Marchionne. Tra gli stabilimenti da tempo acquisiti e assorbiti nella multinazionale dell’auto e non solo rientra anche la storica fabbrica serba ex-Zastava di Kragujevac 140 chilometri a sud della capitale Belgrado.

In queste ultime settimane nello stabilimento serbo è stata prodotta la Fiat 500L numero 500.000: l’esemplare da record è una versione Cross con livrea bicolore Arancio Sicilia e tetto Nero lucido ed equipaggiata con motore 1.6 Multijet da 120 CV. Il nuovo primato conferma il successo riscosso dal modello fin dal suo lancio nel 2012.

Basti pensare che da cinque anni consecutivi è stabilmente al vertice del proprio segmento in Europa, con una leadership assoluta in Italia e Spagna. Se poi si considera il complessivo del 2017, la Fiat 500L ha registrato in Europa una quota di mercato pari a circa il 22%, dato che ha superato il 52% in Italia. A queste ottime performance hanno contribuito le nuove versioni Cross e City Cross lanciate lo scorso anno che hanno accentuato l’anima crossover del modello. Risultati positivi anche nel primo trimestre del 2018: in Europa i volumi salgono del 5% rispetto allo scorso anno mentre in Italia la quota è di oltre il 50% nel segmento.

Per continuare a giocare un ruolo da protagonista, inoltre, Fiat 500L si è rinnovata nel 2017 per essere ancora più spaziosa, più tecnologica e più ricca di personalità. Nasce così la vettura ideale per le diverse esigenze della famiglia moderna, un modello che esprime al meglio il binomio “Cool & Capable” poiché unisce l’iconicità dello stile 500 alla funzionalità del design Made in Fiat.

Attualmente la gamma è composta da tre declinazioni, ciascuna con la propria personalità e dotazione specifica: dalla versione Cross – che vanta un look crossover, assetto rialzato di 25 mm e nuovo Mode Selector – alla versione Urban, la declinazione metropolitana per eccellenza, fino alla versione Wagon disponibile anche in configurazione a sette posti. Completano la gamma: la 500L City Cross, il crossover cittadino per “avventure urbane”, e la nuova serie speciale 500L Mirror dotata di tecnologia Uconnect LINK, ovvero il sistema Uconnect 7″ HD LIVE touchscreen con predisposizione Apple CarPlay e compatibilità Android Auto.

Al nuovo record ha contribuito lo stabilimento di Kragujevac che è stato completamente rinnovato proprio per produzione della 500L. Inaugurato ad aprile 2012, il sito industriale serbo è stato oggetto di un imponente lavoro – durato tre anni e frutto di un investimento di oltre 1 miliardo di Euro – per la riqualificazione delle infrastrutture e la ristrutturazione degli edifici, nuovi reparti produttivi e l’installazione di macchinari e sistemi di produzione all’avanguardia. Oggi lo stabilimento di Kragujevac è uno dei più avanzati siti FCA a livello mondiale.

Facciamolo allora questo viaggio a Kragujevac, nello stabilimento della 500L. Avrebbe dovuto produrre 300mila auto, ma nel 2015 dalle linee ne sono uscite meno di 92mila. E intanto l’azienda, che è diventata FCA, ha spostato in Turchia i nuovi modelli, come la Tipo. Ad inizio 2018 è scaduto l’accordo sugli “incentivi” tra il gruppo nato a Torino e il governo di Belgrado.

Lo stabilimento di FCA Serbia a Kragujevac impiega 3.200 lavoratori. All’ingresso principale campeggia la scritta “Mi smo ono što st- varamo” che significa “Siamo quello che produciamo”

Una Fiat Punto percorre in retromarcia il ponte che collega la città serba di Kragujevac -170mila abitanti, 140 chilometri a Sud della capitale Belgrado-, allo stabilimento della “FCA Serbia d.o.o. Kragujevac”. Dal finestrino abbassato spunta un uomo, sorriso di circostanza e polo a marchio Fiat; l’invito è quello di non fare altre fotografie alla facciata dove c’è un’enorme “500L” – la monovolume compatta che la multinazionale dell’auto con la sede centrale in Olanda (Fiat Chrysler Automobiles NV) produce qui in Serbia – la cui sagoma è rappresentata dalle figure di tanti suoi colleghi.

L’atteggiamento dell’uomo sul ponte è prassi quando si guarda alla “FCA Serbia d.o.o. Kragujevac”, controllata al 67% circa dall’italiana FCA Italy Spa e per il resto dal governo serbo. Un sopralluogo in quella che dal 2008 è una zona franca, consegnata senza oneri dal governo guidato all’epoca da Boris Tadic all’allora amministratore delegato di Fiat (poi FCA), Sergio Marchionne da pochi giorni scomparso. Oltre ad incentivi economici per ogni operaio assunto, l’accordo prevedeva l’azzeramento delle imposte o dei dazi doganali fino al 2018.

Il sindacalista Zoran Markovic ci dice: “Lo scorso anno abbiamo avuto 85 giorni non lavorativi”. In cassa integrazione il salario è il 65% di quello base, tra i 270 e i 320 Euro. Globalizzazionee delocalizzazione in questo caso sono un tuttuno.

“Come è andata finire?”, è la domanda scontata che riproponiamo a Zoran Markovic, segretario generale del sindacato “Samostalni” nonché vice-segretario della Fiom serba. Rispetto all’indotto, e cioè quei 30mila posti promessi dall’Agenzia serba per gli investimenti citata dal Sole 24Ore, Markovic è sarcastico: “Si tratta di un errore, forse è scappato uno zero in più”. Sommando i dipendenti dei sette fornitori di FCA da queste parti, infatti, si superano di poco le 1.500 unità.

Il sindacato di Markovic è il più rappresentativo nello stabilimento di FCA, con 1.850 iscritti su 3.200 lavoratori. “È in base a questa forza che abbiamo firmato il contratto collettivo con la Fiat e conduciamo tutte le trattative nell’interesse degli operai” – ci spiega intorno al tavolo di una sala del “Samostalni” – la porta d’ingresso è foderata e un calendario è fermo al 2004 -, nella vecchia palazzina cadente, tinteggiata all’esterno d’azzurro, dove un tempo batteva il cuore della contrattazione della Zastava, la storica fabbrica di automobili e armamenti di Kragujevac, bombardata dalla NATO neanche vent’anni fa, durante la guerra del Kosovo

Qui, oggi, salvo la branca della Zastava Kamioni e altre filiere minori, non si produce più nulla. Il polo industriale adiacente alla ferrovia, che corre senza barriere, è diventato un grande parcheggio a pagamento a pochi passi dalle vetrine del centro, tra aiuole abbandonate, immensi spazi coperti lasciati al degrado, scritte e due cannoni incrostati che vegliano un ingresso buio.

Anche Markovic ha la polo d’ordinanza, ma lo spirito aziendalista si è affievolito rispetto a qualche anno fa. Precisamente da tre anni, da quando cioè i salari sono stati congelati. Lo sanno bene i rappresentanti dell’associazione italiana “Mir Sada” di Lecco, che ogni anno, da quindici anni, tornano da queste parti in giugno e in ottobre per consegnare oltre 70 “adozioni” in denaro ad altrettante famiglie in condizioni di necessità.

Siedo con loro mentre il sindacalista ordina le tessere dell’attuale mosaico: “Dal luglio 2012, Fiat produce qui la 500L nelle sue tre versioni: classic, living e trekking. Lavoriamo su tre turni, dalle 6 alle 14, dalle 14 alle 22, dalle 22 alle 6, per cinque giorni alla settimana esclusi sabato e domenica”. I numeri del 2008 sono lontani. Le 300mila auto prodotte promesse per il 2011 sono state in realtà 91.769 nel 2015. “A causa della richiesta diminuita nel mercato europeo e mondiale lo scorso anno abbiamo avuto 85 giorni non lavorativi e quest’anno se ne prevedono oltre 100”- chiarisce Markovic. E quando gli operai vanno in cassa integrazione il salario percepito è il 65% di quello base, che, come detto, a seconda del mansionario è compreso tra i 270 e i 320 Euro al mese.

Il livello dei salari (che non è al di sotto della media nazionale serba, n.d.r.) spiega perché non sia affatto semplice incontrare una 500L per le strade di Kragujevac, a parte nella versione taxi, fucsia. “Il potere d’acquisto è così basso – prosegue Markovic – che il prezzo attuale in dinari del modello con motore a benzina, pur con tutte le sovvenzioni, non scende sotto ai 10mila euro. Quindi per un cittadino serbo è del tutto inimmaginabile acquistarlo”. Immaginabile, invece, che i salari restino inchiodati.

Nella relazione al bilancio 2015 di FCA Italy Spa – la controllante principale della succursale serba – c’è un paragrafo dedicato alla “Contrattazione collettiva”. “In Serbia – si legge -, è stata raggiunta un’intesa che riconosce la mancanza degli elementi di contesto e aziendali per procedere ad aumenti collettivi dei salari mentre è stata definita l’entità del cosiddetto “Premio di Natale”, il cui importo è stato riconosciuto in funzione dell’effettiva prestazione lavorativa dei dipendenti interessati”. Con noi c’è Rajka Veljovic, il punto di riferimento del “Samostalni” per tutte le associazioni di volontariato che fanno “adozioni a distanza” che ci fa notare una frase: “Il ‘Premio di Natale’ è la vostra tredicesima”.

La Banca Europea degli Investimenti (BEI) ha garantito a FCA un finanziamento di 500 milioni di Euro per la “modernizzazione ed espansione” dello stabilimento serbo. Gli “elementi di contesto” non sono altro che i 100 giorni non lavorativi messi in conto quest’anno.“Eravamo a un bivio – racconta ancora  Markovic -: accettare i licenziamenti oppure mantenere gli operai, rinunciando però agli aumenti”.

Il compromesso al ribasso (per i lavoratori) ha retto, contrariamente a quanto era accaduto nello stabilimento nel maggio di tre anni fa. Allora diversi veicoli uscirono dalle linee con una scritta incisa con dei cacciavite in cui si “invitava” l’ex capo reparto italiano ad andarsene a casa. I lavoratori lamentavano turni massacranti. Rimosso il capo reparto sono stati deposti i cacciavite.

Nonostante i risultati sotto le attese, però, la filiale serba di FCA – o meglio, una delle sette società che la multinazionale ha “domiciliato” nel Paese balcanico – è stata nominata nel 2015 “Azienda socialmente responsabile dell’anno” dalla “Serbian Association of  Managers”. Un riconoscimento gradito per l’azienda, che qui lo scorso anno ha registrato un fatturato netto di 1,15 miliardi di Euro e utili per 19,6 milioni (-3% rispetto al 2014) ma mai quanto il finanziamento pubblico di 500 milioni di Euro della Banca Europea degli Investimenti – di cui la multinazionale ha dato conto nell’ultimo “annual report” del Gruppo che maturerà nel 2021 e dovrà contribuire alla “modernizzazione ed espansione” dello stabilimento di Kragujevac.

Non è dato sapere, allo stato delle cose in questo momento di incertezza del dopo-Marchionne – se FCA abbia realmente intenzione di portare a Kragujevac la produzione di un nuovo modello. A precisa domanda il Gruppo ha risposto infatti “no comment”- che pure era stato previsto nell’accordo. Secondo Markovic: “Il contratto originario stipulato nel 2008 prevedeva che già nel 2014 dovesse partire la produzione di un nuovo modello – spiega il segretario del sindacato -, che invece non mai è stato realizzato”.

Quella del nuovo modello non è l’unica clausola mancata, come dimostra l’elenco schematico formulato dal sindacalista: “La Fiat doveva produrre il 5% dei pezzi di ricambio qui, e non è successo. La Serbia doveva terminare l’autostrada E75, che non è stata realizzata. La Serbia doveva rafforzare la ferrovia, non è stato fatto. La Serbia doveva fare la circonvallazione, non è stata fatta”. È stato fatto un asilo, questo sì, all’interno dello stabilimento, dove la retta non è azzerata ma scontata di un quinto rispetto alla città; sono state organizzate partite di pallone, realizzato un rondò all’ingresso della città dove sorge un enorme ovale deformato e lo stemma Fiat – è il secondo entrando a Kragujevac, dopo quello con la grande croce ortodossa.

La realtà è che a Kragujevac nessun operaio può permettersi una 500L, che costa l’equivalente di 10mila Euro. Le uniche in giro, di colore fucsia, sono dei tassisti.

Invece la Nuova Tipo, la berlina compatta a tre volumi annunciata nel maggio 2015 da Sergio Marchionne, è già andata in Turchia – uno dei 28 Paesi al mondo in cui FCA ha spostato la produzione, dal Venezuela alla Corea del Sud-. Da settembre scorso viene prodotta nello stabilimento Tofas di Bursa, che è in capo alla società Tùrk Otomobil Fabrikasi A.S., di cui FCA Italy Spa detiene il 37,8% in joint venture con il Gruppo Koc. Lì, FCA produce anche Fiat Linea, Fiat Fiorino, Fiat Qubo, RAM Promaster City e Fiat Doblò (oltre a Peugeot Bipper, Citroen Nemo e, per conto di Opel, Vauxhall Combo). Poteva essere la Nuova Tipo il modello promesso alla Serbia?

“Lo Stato turco ha investito 1 miliardo di dollari e per questo la Fiat ha deciso di portare lì la Tipo, una berlina che nasce sulla stessa piattaforma della 500L – replica Markovic – a differenza di FCA che anche su questo punto non ha voluto rispondere. La politica del nostro datore di lavoro, per quanto ne possa capire da sindacalista, è quella di andare laddove le sovvenzioni siano più alte. Qualche mese fa fu lo stesso Marchionne ad annunciare due nuovi modelli sulla piattaforma di 500L. Disse che c’erano due “capacità”, in Polonia (a Tychy FCA ha prodotto nel 2015 303mila veicoli tra Fiat 500, Lancia Ypsilon e Ford Ka’nda) e in Serbia. Era il suo segnale al miglior offerente”.

Tra due anni scadrà il contratto decennale tra FCA e la Serbia. Markovic e il suo sindacato non possono partecipare ad alcuna trattativa. “Nella commissione chiamata a decidere le nuove condizioni siedono cinque italiani e due serbi. Speriamo di riuscire ad esercitare una qualche pressione indiretta ma la scomparsa di Marchionne rimette tutto in discussione, nel bene e nel male”. L’obiettivo principale è il salario.

Lo stabilimento della Fiat a Kragujevac, in Serbia, è stato appena tirato a lucido. A fine maggio, le ringhiere del ponte che collega la città a quello che è uno dei più grandi poli produttivi d’Europa del gruppo sono state riverniciate di blu. L’occasione è stata la visita del primo ministro, oggi presidente della Repubblica, Aleksandar Vučić, il 25 maggio, quando la “FCA Serbia d.o.o. Kragujevac” ha lanciato la “nuova” 500L, l’evoluzione della monovolume che il gruppo fino poco più di un mese fa era guidato da Sergio Marchionne produce soltanto qui.

Nel 2016 i turni sono stati ridotti da tre a due per “aumentare la produttività” della fabbrica. Una decisione che sarebbe stata assunta “in cooperazione con i sindacati”.

La multinazionale dell’auto che ha la testa in Olanda (Fiat Chrysler Automobiles NV) – Paese a fiscalità agevolata – ha ottenuto dal Governo di Belgrado a Kragujevac la “zona franca” dal 2008 (l’azzeramento delle imposte o dei dazi doganali durerà fino a tutto il 2018).

La vista d’impatto dello stabilimento già Zastava si ha dal ponte appena ripulito, da dove si scorge anche il “bio-lago” di 1.200 metri quadrati e profondo meno di due che FCA avrebbe “restituito” in termini di sostenibilità e responsabilità sociale d’impresa (un investimento di soli 600 Euro, salvo refusi del bilancio 2016).

Quello che Markovic racconta e rivendica come nodo centrale dei rapporti tra sindacato e azienda rimane la questione del salario. Lo stipendio medio nella regione di Kragujevac non supera i 350 Euro al mese. Ed è più basso della soglia nazionale. FCA sostiene di garantire paghe migliori (del 17% in più rispetto al salario serbo). “Non è così – spiega il sindacalista -. la media fatta dall’azienda tiene conto degli impiegati e dei manager”.

Ad oggi, la busta di un operaio è sotto la media nazionale per ben il 15%”. Markovic non può fornire una cifra esatta perché, sostiene, non gli sarebbe “consentito”. Un dato però può smentirlo. Quello dell’Agenzia Serba per gli Ivestimenti (SAI) che prevedeva 30mila posti di lavoro garantiti dall’indotto. “Non superiamo quota mille –  spiega Markovic – anche se è difficile misurarli perché abbiamo da poco importato un virus dell’Unione europea: le agenzie interinali”.

Markovic era fino ad ora in fase di trattative per strappare il premio di produttività ma il cambio della guardia ai vertici manageriali di FCA con Mike Manley nella stanza dei bottoni pone delle nuove incognite. Il suo è l’unico sindacato “ammesso” dei cinque presenti in azienda. Annota con interesse quel che emerge dall’ultimo bilancio annuale della multinazionale: si tratta appunto del prestito che la Banca Europea degli Investimenti (BEI) avrebbe garantito a FCA per “modernizzare ed espandere” il sito di Kragujevac a far data dal 2021. “Non capisco come sia possibile ampliare una fabbrica che è già al di sotto della propria capacità produttiva e che potrebbe puntare a 150mila auto prodotte senza investimenti” – riflette ora il sindacalista.

Al momento, lo sciopero “non è in cima all’agenda del Samostalni” (a fine giugno 2017, però, è iniziata la mobilitazione). Il caso dei “colleghi” della Magneti Marelli di Kragujevac, però, li ha colpiti. Nel marzo 2017, infatti, i 78 lavoratori della società in pancia a FCA hanno scioperato per cinque giorni per vedersi riconosciuto quantomeno l’identico trattamento economico degli operai della Fiat (erano inchiodati a 200 Euro mensili). Ce l’hanno fatta.

Marcello Di Meglio