ARCHIVIO

Regione, legge anti moschee contestata dalla Sinistra: incostituzionale

[caption id="attachment_193696" align="alignleft" width="630"] La leghista Stefania Pucciarelli in consiglio regionale aveva indossato il burka per protestare contro la discriminazione e la violenza degli integralisti musulmani[/caption]

GENOVA. 11 LUG. E' proseguita stamane in IV Commissione regionale la discussione sul Ddl "Disciplina urbanistica per i servizi religiosi" ossia il disegno di legge "anti moschee" che, di fatto, impone numerosi ostacoli procedurali per la costruzione e la gestione di nuovi luoghi di culto. Sono stati ascoltati rappresentanti di evangelici, ortodossi, apostolici e della chiesa valdese, induisti e esponenti della comunità islamica, cui si è aggiunta una memoria inviata dell’Unione buddhista italiana.

«Un disegno di legge che mostra evidenti profili di incostituzionalità e che si ispira a testi approvati in Lombardia e Veneto su cui la Consulta si è già espressa negativamente – ha detto oggi il consigliere regionale  di Rete a Sinistra Gianni Pastorino - il diritto alla libertà di culto non può essere aggirato con una legge regionale, ancorché camuffata da provvedimento sull’urbanistica. Con la recente sentenza 63/2106 la Corte Costituzionale è stata chiara: in materia di religione l’unico organo competente è lo Stato. E nonostante i precedenti su casi analoghi, la maggioranza a trazione leghista tira dritto e tenta di forzare anche in Liguria con la zampata liberticida. Stupiscono le posizioni di Ncd e Forza Italia, che si è sempre richiamata alla ”libertà”. Ma questa è la destra del Family Day».

In Regione è stato affrontato anche il tema dell'integralismo, soprattutto quello musulmano. Pericoloso non solo per la questione terrorismo da parte della frangia estrema islamista, ma anche per la negazione delle regole democratiche e di basilari diritti universali, in particolare quelli delle donne, da parte dei radicali islamici.

«Tutti gli esponenti delle comunità di culto - ha aggiunto Pastorino - hanno concordato: è possibile isolare oltranzisti e violenti soltanto attraverso il rispetto reciproco e  il dialogo fra confessioni. Al contrario, la legge “anti moschee” può produrre soltanto esclusione, quindi rabbia, frustrazione e irrigidimento. Il libero rapporto fra lo Stato e tutte le confessioni è condizione indispensabile per tutelare la laicità di questo Paese. Chi presenta questa legge, invece, vuole che le istituzioni asservite alla religione predominante, senza alcuna considerazione del pluralismo e delle minoranze».