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Poliziotti al Sud per i migranti, Coisp: meno sicurezza in Liguria

GENOVA. 7 GEN. Non solo sovraffollamento negli ospedali, come riferito ieri dal direttore del pronto soccorso del Galliera a Genova, con meno posti, meno medici e lunghe code per i cittadini. Del caos immigrati ne risente anche la nostra sicurezza, come denunciato oggi dal sindacato di polizia Coisp, con meno agenti e quindi meno pattuglie impiegate per i controlli sul territorio ligure.

“I dati allarmanti forniti dall'Agenzia UE Frontex in questo inizio dell’anno, quelli emanati parallelamente da alcuni uffici regionali, come ad esempio il Compartimento Polizia Ferroviaria Liguria, nonché la quotidiana attività che svolgono le Forze dell’Ordine, non fanno altro che avvalorare la nostra tesi e cioè che oggi purtroppo moltissime risorse destinate alla sicurezza delle nostre città vengono distolte dal controllo del territorio per seguire l’emergenza, anche se non capiamo perché chiamarla ancora emergenza visto che sono oramai anni che esiste il problema, legato all’immigrazione.”

Lo ha dichiarato oggi Matteo Bianchi, leader ligure del COISP, sindacato indipendente di Polizia, su una tematica infuocata come quella dell’immigrazione nella nostra regione, dove anche i numeri delle presenze e dei nuovi arrivi di migranti "sembrano ballare un pochino". Oggi, come denunciato anche dal sindacato di polizia SAP, a livello nazionale circa 3mila agenti di polizia vengono destinati ogni giorno a sbrigare le questioni relative ai migranti. E quelli che dovrebbero prestare servizio in Liguria non fanno eccezione.

”Troviamo assurdo - ha aggiunto Bianchi -dover leggere numeri così altamente assurdi per quello che riguarda un’emergenza come l’immigrazione, a cui noi ci permettiamo di anteporre il suffisso “ex”, non perché sono calati i numeri, anzi le cifre sembrano in continuo aumento, ma perché è un problema ormai incancrenito nel nostro paese e purtroppo, chi lo gestisce, siccome non ha le adeguate risorse per affrontarlo in maniera regolare, lo maschera sotto il nome di emergenzialità per scaricare sulle spalle di chi quotidianamente ha effettivamente a che fare con le vere emergenze la gestione di questo annoso problema, con tutte le annesse gravi problematiche che ne conseguono comprese quelle legate alla sanità.

La Liguria, purtroppo, come numerose altre realtà, sta risentendo pesantemente delle ripercussioni legate a questa problematica. A Ventimiglia, per esempio, è un problema contingente quotidiano perché da lì insiste quel flusso che non vuole rimanere nel nostro paese ma semplicemente transitare per andare poi in altre destinazioni europee. La frontiera con la Francia però è off limits ed allora, come al solito, il problema si ripercuote sulle donne e sugli uomini in divisa che, oltre a vigilare la terra di confine per mantenere sotto il profilo dell’Ordine Pubblico la situazione tranquilla, devono anche vigilare sulle tratte autostradali o sugli snodi ferroviari per cercare di evitare tragedie come nel recente passato con immigrati che, nel disperato tentativo di varca il confine con ogni mezzo, vengono accidentalmente travolti ed uccisi poiché non visti mentre camminavano lungo la ferrovia o il tratto autostradale o la strada lungo nei pressi del campo profughi.

Non è poi più accettabile che per gestire questa continua emergenza numerosi poliziotti liguri vengano quotidianamente inviati in missioni nelle regioni del Sud del nostro Paese, dove avvengono gli sbarchi, per svolgere li il loro servizio con un’inevitabile aggravio delle spese dei contribuenti nonché una significativa diminuzione degli standard di sicurezza delle nostre città che, molto spesso, hanno persino difficoltà a garantire sul territorio un numero di pattuglie sufficiente ed idoneo per garantire la sicurezza e riuscire a fare una buona prevenzione come si dovrebbe”.