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Pertini baciò bandiera del macellaio Tito: ricordare anche questo

GENOVA. 25 SET. Per molti italiani, è come se il presidente d'Israele andasse a rendere omaggio alla tomba di Hitler. Oppure se quello ucraino si recasse a piangere su quella di Stalin.

Sandro Pertini nel 1982 alzò la Coppa del Mondo, ma nel maggio 1980 baciò la bandiera jugoslava e partecipò convintamente ai funerali di Josip Broz, il "macellaio" Tito, responsabile del nostro Olocausto con decine di migliaia di profughi costretti a lasciare le loro case e chissà quante migliaia di innocenti fucilati ed infoibati dalle bestie assassine titine, fra cui bambini, donne, preti, colpevoli solo di essere italiani.

La Regione Liguria, che ogni anno, con varie manifestazioni, ricorda la pulizia etnica, l'esodo dei profughi italiani e il genocidio delle foibe del dopoguerra, l'altro giorno, presentando le giornate pertiniane, ha affermato che Sandro Pertini fu il presidente più amato da tutti gli italiani. Oggi a Savona e ieri a Genova, si è ricordato di tutto, ma c'è stato un consapevole vuoto di memoria. Un'amnesia di facciata. Perché chiunque sa che quella definizione, storicamente, non risponde al vero.

Pertini, davanti al feretro del macellaio di italiani, si commosse a tal punto da togliersi gli occhiali e da asciugarsi le lacrimucce con le dita. Poi, continuò ad avvicinarsi alla bara avvolta nella bandiera jugoslava con la stella rossa. La toccò rendendogli omaggio e tornò al suo posto per assistere al resto della cerimonia funebre. Alcuni affermano che in quell'occasione baciò perfino la bandiera sporca di sangue italiano. Altri dicono che la baciò successivamente, non in quel preciso istante e luogo.

Di sicuro, nel 1978 Pertini concesse la grazia a una delle bestie assassine di Tito solo per ragioni di opportunismo politico. Ne beneficiò Mario Toffanin, nome di battaglia «Giacca», che nel 1954 la Corte di Assise di Lucca condannò all?'ergastolo in contumacia perché il Pci riuscì a farlo riparare in Jugoslavia. Il capo partigiano della Brigata Osoppo si era aggregato, dandogli manforte, al IX Corpus titino responsabile delle foibe e che fu protagonista dell'eccidio di Porzûs (Udine), dove i rossi trucidarono i partigiani bianchi, antifascisti ed anticomunisti.

Oltre che per i fatti di Porzûs, la bestia assassina avrebbe dovuto scontare 30 anni per sequestro di persona, rapina aggravata, estorsione, concorso in omicidio aggravato e continuato. Un criminale come un altro, quindi, al quale lo Stato italiano, con la contestata  «legge Mosca», elargì persino la pensione.

La grazia concessa dal presidente non amato da tutti gli italiani, fu tutt'altro che un gesto misericordioso e di clemenza, anche perché il beneficiato non ne approfittò per tornare in Italia da uomo libero, ma preferì rimanere in Jugoslavia, continuando però a percepire la pensione italiana fino alla morte, avvenuta nel 1999.

Di Pertini è giusto ricordare anche questo. Fabrizio Graffione