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Ora in Italia si pagano le tasse anche sullo spaccio di droga

Secondo la Polizia, che nel 2016 li aveva arrestati durante l'operazione Samarcanda, sono degli spacciatori di droga. Secondo la Guardia di Finanza, che ha fatto qualche conto, sono anche degli evasori fiscali e quindi devono pagare l'Iva o tassa, che dir si voglia, sui proventi delle sostanze stupefacenti vendute.

Così i finanzieri ora chiedono 20mila euro, a fronte di presunti guadagni di 50mila euro per l'anno d'imposta 2015, a due componenti di una banda di pusher siciliani, operanti a Gela, in provincia di Caltanissetta.

Lo ha comunicato oggi il comando delle Fiamme Gialle di Gela, richiamando l’articolo 53 della Costituzione: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva».

I due siciliani, secondo quanto ricostruito dai finanzieri, con lo spaccio al dettaglio avevano realizzato i grossi guadagni e mantenuto il tenore di vita elevato "di certo non proporzionato a quanto dichiarato al Fisco". Ossia redditi pari a zero.

L'avvocato difensore degli arrestati ha obiettato che, mancando una sentenza definitiva nei confronti dei suoi assistiti, i fatti sono ancora da accertare e in questo modo "si dà una sorta di legittimazione a questi redditi".

In ogni caso, se il principio della GdF di Gela dovesse superare il vaglio di una commissione fiscale e quello dei giudici, allora bisognerebbe procedere anche per tutti gli altri spacciatori presenti in Italia. Stranieri inclusi.