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Omicidio PonteX, indagato cantuné che non fa: per Doria è ok

[caption id="attachment_207393" align="alignleft" width="728"] Omicidio di Pontedecimo, un frame del video: vigile urbano presente, ma non spara neppure un colpo in aria[/caption]

GENOVA. 30 GIU. Alcuni cantuné sono solerti a farci le multe quando sgarriamo e non perdonano.

Altri sono solerti nel denunciare per oltraggio a pubblico ufficiale chiunque li offenda (pure gli ultraottantenni genovesi che li chiamano fannulloni) con il risultato che, tra di loro, c'è chi è stato messo dai giudici perfino in una squallida cella di Marassi (come per il caso dell'innocuo cardiopatico Emanuele Rubino).

Tutto giusto e regolare perché chi sbaglia paga ed è nostro dovere rispettare le regole. Anche se per molti italiani, con tanti malviventi che sono fuori, quella decisione dei giudici genovesi non è stata di buon senso.

Però, quando la stessa divisa della polizia municipale a volte sbaglia perché non usa la medesima solerzia per difenderci mentre ci pugnalano a morte, né per chiamare tempestivamente i soccorsi quando siamo in un lago di sangue (come sarebbe avvenuto per il caso dell'omicidio-mattanza di Pontedecimo con un morto e 3 feriti gravi) non si capisce per quale motivo Tursi  non usi, nei confronti dei cantuné, quelle solerzia e tolleranza zero, da molti di loro usate nei nostri confronti.

Invero, il Comune dovrebbe trattare ogni genovese allo stesso modo, non potendo essere tollerante, cauto, comprensivo e premuroso solo quando sono coinvolti suoi dipendenti.

Stante i fatti e l'inerzia dell'amministrazione Doria, l'avvocato genovese Maurizio Mascia (legale della famiglia delle vittime della mattanza di via Tecci) ieri è stato costretto ad inviare una lettera di risarcimento danni al Comune "per l’omesso intervento dell’agente di polizia municipale che era presente al momento dell’omicidio" anche perché il sindaco finora non ha fatto nulla contro il cantuné.

Neppure di fronte a un terribile fatto di sangue e al suo comportamento, che senz'altro suscita inquietanti interrogativi. Al punto che oggi l'agente di pubblica sicurezza è stato iscritto nel registro degli indagati per concorso per omissione in omicidio perché in sostanza "era presente, ha visto e non è intervenuto in modo efficace" come era suo dovere fare.

Durante le fasi precedenti l'omicidio dell'altro pomeriggio, le immagini delle telecamere, poste sul confine conteso tra le famiglie imparentate di via Tecci, hanno fissato gli ultimi istanti di vita del 65enne Francesco La Rosa.

Si vede che all'omicidio ha assistito un vigile urbano, amico-conoscente dei famigliari del presunto omicida, in divisa ed armato di pistola.

Il cantuné sarebbe stato chiamato sul posto dal fratello del presunto assassino per la questione dei paletti di confine, che ha fatto scattare la rissa e la furia omicida. Una storia di rancori, violenze e litigi che, ovviamente, si trascinava da anni e che il pubblico ufficiale doveva conoscere abbastanza bene.

L'agente di pubblica sicurezza non è intervenuto a difesa del morto ammazzato a coltellate in modo efficace, né ha estratto la pistola d'ordinanza, né ha sparato un colpo in aria per difendere i 3 feriti gravi dalla furia di Roberto Bruzzese, 43 anni. In sintesi, il cantuné ha cercato di dividere i contendenti, accennato un primo blando tentativo di fermare l'accoltellatore, ma poi praticamente si è fatto da parte ed è rimasto a distanza, mentre davanti ai suoi occhi l’assassino ha ucciso Francesco La Rosa, colpendo con la lama pure due donne e un 17enne.

Inoltre, sempre secondo fonti investigative, dai tabulati telefonici risulterebbe che le prime chiamate ai soccorritori del 118 siano arrivate dai vicini di casa e non dall'agente della polizia municipale.

Non è tutto.

Il cantuné, successivamente al fatto, non è riuscito neppure a fermare il fratello del suo amico-conoscente. La moglie del presunto assassino avrebbe quindi tentato di bruciare la maglietta sporca di sangue per cancellare le tracce e lui è riuscito a fuggire, anche se poi è stato acchiappato da polizia e carabinieri.

L'agente della polizia municipale si sarebbe difeso, spiegando che non si è reso conto dell'imminente pericolo. Tuttavia, secondo alcuni investigatori, nell'immediatezza avrebbe riferito circostanze non del tutto rispondenti al vero o quanto meno a quello che è stato fissato dalle immagini della telecamera, che lo ha pizzicato vicino all'omicida.

Nonostante l'scirizione nel registro degli indagati e l'indiscutibile video agli atti, il sindaco Marco Doria oggi non ha replicato alla missiva dell'avvocato Maurizio Mascia, né ha comunicato di avere chiesto di avviare le procedure per sospendere in via cautelativa l'agente "incastrato" dai frame. Fabrizio Graffione

 

https://youtu.be/_d_T4qHw-Ko