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Migranti in via Venti, residenti preoccupati: non aprite quella porta

GENOVA. 15 SET. Migranti in via Venti Settembre, bimbi e anziani di famiglie indigenti nelle periferie degradate o nei caruggi, sotto assedio della criminalità. Uno dei residenti del centro cittadino ci ha scritto, volendo rendere nota la sua testimonianza sul caso finito pure sulle Tv nazionali e con uno speciale di Rete4 "Dalla Vostra Parte".

I condomini, l'altra settimana, hanno presentato un ricorso per stoppare i lavori di ristrutturazione del prestigioso alloggio di 700 m2, che dovrebbe ospitare circa 25 stranieri, per una questione di cedimenti strutturali. Il giudice, dopo il rinvio della scorsa settimana, dovrebbe decidere nel giro di alcuni giorni.

Per i residenti e i commercianti indignati per la decisione di Comune e Prefettura, era stato sempre impossibile entrare nel maxi alloggio del Demanio. La decisione di insediare i migranti al civico 11 era stata presa in gran segreto e nessuno poteva verificare lo stato dei lavori. Alcuni hanno detto che il soffitto potrebbe crollare sulla testa dei condomini al piano di sotto e che ci sarebbero dei problemi per i bagni. In ogni caso, gli operai sbarravano quella porta, ma oggi un paio di manifestanti è tornato alla carica.

"Girando nel palazzo numero 11 di Via XX settembre - spiega uno dei coraggiosi manifestanti - si trova al primo piano 2 inquilini di 2 alloggi separati, escono e parlano con la voce quasi strozzata dalla rassegnazione. Qui siamo soli, mi hanno detto, e la quantità di materassi portati (tutti nuovi) ci lascia capire che presto saremo in grande compagnia. Salendo di un piano si arriva davanti alla spettrale porta che cela un vero e proprio dormitorio, una entrata enorme arredata per attività ludiche con tavoli da campeggio e materiale da sballare ancora. Altro che famiglie, mormora un signore quasi intimorito qui ci sarà da ridere, o da piangere. Oramai una notte per l'altra arriveranno e tutto non varrà più nulla. Ennesimo caso di prepotenza del Comune e della Prefettura, che si accosta a quello di Carignano dove dicono che anche lì, presto, si consumerà l'ennesimo scempio del salotto buono di Genova".