ARCHIVIO

Marina Bianchi racconta il suo Falstaff

GENOVA. 13 GEN. Dal 20 al 29 gennaio prossimi al Teatro Carlo Felice va in scena Falstaff l’ultima opera di Giuseppe Verdi , un capolavoro assoluto tratto da Le allegre comari di Windsor di Shakespeare.

L’allestimento che troverà il suo spazio sul palcoscenico del teatro genovese è quello che Luca Ronconi presentò a Bari nel 2013. Dopo la morte del grande regista il compito di riprendere questa messa in scena è ancora una volta ad opera di Marina Bianchi, milanese, diplomata nel 1980 in Regia alla Scuola del Piccolo Teatro, oggi Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi”.

La Bianchi dal 1980 al 1992 è stata aiuto regista stabile al Teatro alla Scala di Milano, con cui tuttora mantiene una collaborazione professionale. Tutte le produzioni liriche di Giorgio Strehler sono state più volte da lei riprese in vari teatri in Italia ed in Europa (Francia, Russia, Spagna) e lo stesso è accaduto per quelle di Ronconi con cui Marina ha avuto un grande rapporto di stima reciproca durato fino alla scomparsa del regista.

Marina ora impegnata nelle prove al Carlo Felice racconta così la sua esperienza: ”Gli allestimenti di successo non tramontano mai, vivono dai 20 ai 30 anni, mantenendo l’idea originale che è il punto di partenza, ma naturalmente subendo quei cambiamenti che sono dovuti al cambio dei protagonisti. L’allestimento di Ronconi è rigoroso e riconoscibilie, c’è molto spazio vuoto che viene riempito dagli attori con equilibri delicati. Carlos Alvarez che qui a Genova debutta nel ruolo, ricerca il suo Falstaff, mentre per Alberto Mastromarino è diverso in quanto è già aiutato dal physique du rôle. La ricerca per il cantante che sostiene questo ruolo è quella di trovare quel vecchio ubriacone, dolce e nobile che viene a trovarsi in condizioni buffe e melanconiche. Quella di Falstaff è una storia di disillusione...

Nel libretto c’è Shakespeare, certo, ma c’è anche Boito e le parole di Boito sono straordinarie. Verdi sembra essersi divertito creando questo suo ultimo lavoro in cui non doveva più dimostrare niente a nessuno. Ricordiamo che con quest’opera si apre il ‘900 e dentro la partitura ci sono già tante innovazioni. Le arie iniziano e non finiscono, restano un qualcosa di accennato che lascia libero spazio all’immaginario.

Quest’edizione di Ronconi è anche il suo testamento per quanto riguarda la lirica. L’opera è stata provata per un mese intero a Bari all’interno di un teatro tranquillo, il Teatro Margherita che si affacciava sul mare. Luca Ronconi provava come in una vecchia compagnia di comici. E’ bello pensare che tanto Verdi quanto Ronconi hanno trovato l’ultima espressione artistica in Falstaff”.

FRANCESCA CAMPONERO