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Ispi: comunità arabe e albanesi in Liguria terreno fertile per proseliti terrorismo islamico

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Estremista islamico e porto di Genova (foto di repertorio)

Allarme terrorismo islamico, non abbassare la guardia: “La radicalizzazione, in Liguria come in Europa, ha toccato individui spesso poco religiosi, in condizioni economiche precarie, socialmente frustrati o emarginati in quanto immigrati, ex carcerati, che sono stati facilmente galvanizzati dalla proposta di una riscossa personale offerta dall’Isis”.

E’ la sintesi delle conclusioni di un rapporto dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) presieduto da Giampiero Massolo, attuale presidente di Fincantieri ed ex direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della presidenza del Consiglio dei Ministri che coordina i servizi segreti italiani.

Il rapporto è stato realizzato dall’analista Matteo Pugliese e pubblicato sul sito web dell’Ispi il 14 dicembre scorso.

“Non è facile – ha aggiunto l’analista dell’Ispi – intravedere le tendenze future per la Liguria come per il resto dell’Italia. Il reclutamento di foreign fighters ha visto una battuta d’arresto con la sconfitta militare del califfato nel Mashreq, ma lo Stato Islamico potrebbe sopravvivere in altre forme e cercare persino una nuova dimensione territoriale altrove.

Le ampie comunità islamiche, da quella araba a quella albanese, residenti in Liguria, potrebbero correre il rischio di costituire terreno fertile per eventuali tentativi di proselitismo.

La grande esperienza e competenza accumulate in questi anni dalla Procura di Genova e dalla polizia giudiziaria saranno una garanzia nel monitoraggio di questi fenomeni, sebbene l’episodio di un cosiddetto ‘lupo solitario’ sia spesso imprevedibile.

In tal senso, saranno decisive anche le misure messe in campo dalle istituzioni, nazionali e locali, per politiche di prevenzione diffusa della radicalizzazione, dalla sensibilizzazione nelle scuole e nei centri sportivi, sino alle carceri”.