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Il Nano Morgante | Malintesi & benefici

GENOVA. 21 GEN. Può accadere, d’improvviso, di voler trovare una risposta all’impudente quesito: “come ho fatto a cacciarmi in questa situazione?”.

Nulla di strano: nel bel tempo e nel brutto, ciascuno fa e disfa, un pò si muove e un pò sta fermo, in un inquieto altalenare di pensieri ed intervallare di eventi.

In questa frenetica attività, gli esiti tendono talvolta a sfuggire di mano: trattasi della inesorabile “eterogenesi dei fini”, scomodando Wundt.

Così, per caso, ci si può trovare in una situazione inaspettata e benefica; ed anche, analogamente, in una sfortunata e malintesa. Purchessia, non c’è situazione personale che non si sia, più o meno consapevolmente, auto-generata od auto-degenerata nel tempo.

Alla resa dei conti, è quasi superfluo rilevare che, se in quel preciso momento, fossimo transitati “altrove”, lontani da certi appetiti, la situazione sarebbe stata altra. E altre le conseguenze.

Resta che, per il fatto stesso di trovarci adesso in un dato modo e in un dato luogo, in essa tenderemo a permanere.

Quindi, per un verso, è gratificante trarre piacere e soddisfazione da situazione e dimensione proprie e, in qualsivoglia modo si siano realizzate, trarne anche (talvolta immeritato) beneficio; per l’altro, non lo é occupare un posto all’interno di un ambito inadatto.

A tal proposito, estrapolo una pertinente considerazione di Tonnies: “nelle comunità gli esseri umani restano essenzialmente uniti nonostante i fattori che li separano, nella società restano essenzialmente separati nonostante i fattori che li uniscono”.

E’, quindi, buona norma per l’uomo riconoscere la propria condizione nonché le relazioni di contesto, anche partendo da un sano ed opportuno pensamento sulle con-cause che l’hanno create. Riconducibili, il più delle volte, direttamente all’individuo stesso.

Massimiliano Barbin Bertorelli