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Il Nano Morgante | La Cifra consolante

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Il Nano Morgante | La Cifra consolante

Insiste una qualche forma personale di soddisfazione e di compiacimento nell’intento di consolare le sventure altrui?

La prevedibile, repentina ed imperativa smentita: “non trarre soddisfazione dal male altrui”, pare non fare coppia con il tradizionale impianto del “mal comune mezzo gaudio”.

Nessun preludio di avventate rimostranze o giaculatorie. Il quesito, per com’è stato formulato, pone tutt’altro genere di conseguenze. E di riflessioni.

In specie, paventa semplicemente la possibilità che ogni nostro (eventuale) principio caritativo possa renderci soddisfatti solo in relazione ad un acclarato ambito drammatico cui conformarsi.

Va notato, nei fatti, quanto ogni intento benefico abbia, come premessa, una situazione che lo giustifichi e lo finalizzi. Pertanto, ogni buona azione interviene là dove persiste ed insiste una condizione personale afflitta. E, quindi, meritevole di vicendevole soccorso.

La soddisfazione personale si pone quindi al centro dell’intelaiatura che supporta l’azione altruistica ed ogni forma di sostegno. Talché, l’istanza sofferente personale fonda il singolo gesto lodevole ed il fattivo proposito.

Accanto alla personale negazione di ogni presupposto narcisistico, la realtà trova tuttavia composizione nella arcana dualità tra valori opponibili: in buona sostanza, nella concezione antitetica vero-falso, bene-male.

Una composizione poli-semica, i cui i semi non sono immediatamente né facilmente scomponibili tra le categorie “buoni-cattivi” (come si componeva sulla lavagna a scuola) ed i cui pertinenti dati sensibili soggiacciono ad interferenze od interversioni di sorta.

Al punto da non poter decrittare, in questa “forma contemporanea di umanesimo” (cit. A.Coliva), la cifra consolante dalla cifra dolorante.

Massimiliano Barbin Bertorelli