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Il Nano Morgante | La beneficenza del genere femminile

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Il Nano Morgante | La beneficenza del genere femminile

Respinta al mittente l’evanescente concezione del “tutto è esperienza”, c’è da chiedersi se il genere femminile, sotto le mentite spoglie di un felice vissuto sentimentale, abbia mai contabilizzata (e capitalizzata) la beneficenza fatta al genere maschile.

In parallelo al provocatorio incipit, tali atti di misericordia parrebbero costituire, per un verso, eventi inevitabili, per l’altro, ampiamente pronosticabili.

A dis-colpa del genere femminile, può essersi rivelato fatale la fuorviante concezione educativa  del “chi cerca trova” e del “volere è potere”, nella misura in cui proietta una sopravvalutazione della volontà umana, tanto più quando il bisogno la tiene in ostaggio.


Se ne convenga: realisticamente, il “successo sentimentale” (non troppo diversamente da quello professionale) ha una  frequenza di accadimento  ben inferiore alle tante compiaciute auto-celebrazioni.

In specie, non a caso, l’esaudimento dei bisogni  tende indegnamente ad inclinarsi nel consumismo affettivo, sventolante vessillo del pavido genere maschile contemporaneo.

Infatti, può essere il bisogno a condurre talvolta il genere femminile verso una ignara beneficenza,  tanto più quando la struttura affettiva su cui poggia non é dotata di contrafforti  tali da offrire efficace difesa e garanzia di stabilità.

D’altronde, tanto convenzionali quanto estranei sono gli spazi occupati dai desideri, quanto blandi, alla fin fine, gli strumenti personali  in dotazione per realizzarli.

Da questo punto di vista,  riecheggia insidiosa l’affermazione  “non si può sbagliare strada, perché non ce n’é una giusta”, nella misura in cui ritiene ragionevole considerare buona ogni propria scelta, viepiù quando la confezione soddisfa la vista.

A tal guisa, la singola e singolare scelta non tarderà a trovarsi inerpicata su perigliosi  sentieri,  proprio nel momento in cui non si sentirà animata all’idea di percepire un respiro comune.

Proprio nel momento in cui, sic et simpliciter, potrà comprendere che la capacità di questo respiro  eccede la capacità dei polmoni che l’hanno generato.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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