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Grazie Deledda, prima donna Premio Nobel per la letteratura

«Sono nata in Sardegna, la mia famiglia è composta di gente savia, ma anche di violenti e di artisti produttivi». Queste sono le parole scandite, 91 anni fa da Grazia Deledda con la sua voce calda nella gelida Stoccolma. Un discorso, all'apice della sua vicenda poetica, parole di ringraziamento per aver ricevuto il Premio Nobel per la letteratura italiana.

Grazia Deledda, a detta di molti letterati, è stata una scrittrice intensa e feconda la cui fama, nel secolo scorso, si diffuse in tutto il mondo. Ancor oggi è l'unica italiana ad aver ricevuto questo riconoscimento grazie alla sua ferrea volontà. Ancora più meritevole questa sua conquista tenuto conto che nell’epoca in cui viveva non si premiavano né l’intelligenza creativa né le aspirazioni femminili.

Grazia Deledda era nata a Nuoro il 28 settembre 1871, quinta di sette figli di una famiglia benestante. Dopo aver frequentato le scuole fino alla quarta elementare, prosegue gli studi con un precettore perché a quel tempo, le ragazze non frequentavano le scuole superiori, quindi la sua formazione letteraria è stata da autodidatta.

La sua giovinezza viene segnata da una serie di tragedie famigliari molto dolorose: il fratello maggiore, Santus, abbandona gli studi e diventa un alcolizzato; il più giovane, Andrea, è arrestato per piccoli furti. Il padre muore per una crisi cardiaca quando Grazia ha soltanto 21 anni e la famiglia deve affrontare difficoltà economiche.

Quattro anni più tardi muore anche la sorella Vincenza. Nel frattempo però la giovane Grazia ha iniziato a scrivere. Pubblica la sua prima novella nel 1886, all'età di quindici anni, su un giornale nuorese. Due anni dopo comincia a collaborare con vari altri giornali e riviste, prima sarde e poi romane, di non particolare levatura. Poi, pian piano, incomincia a diventare più nota e apprezzata.

Così scriveva

"Io non sogno la gloria per un sentimento di vanità e di egoismo, ma perché amo intensamente il mio paese, e sogno di poter un giorno irradiare con un mite raggio le fosche ombrie dei nostri boschi, di poter un giorno narrare, intesa, la vita e le passioni del mio popolo, così diverso dagli altri così vilipeso e dimenticato e perciò più misero nella sua fiera e primitiva ignoranza. Avrò tra poco vent'anni, a trenta voglio avere raggiunto il mio sogno radioso quale è quello di creare da me sola una letteratura completamente ed esclusivamente sarda. Sono piccina piccina, sa, sono piccola anche in confronto delle donne sarde che sono piccolissime, ma sono ardita e coraggiosa come un gigante e non temo le battaglie intellettuali."

Nell'ottobre del 1899 la scrittrice si trasferisce a Roma e l'anno seguente sposa Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze, conosciuto a Cagliari due mesi prima. Nel frattempo il verismo della sua narrativa, i toni cupi e l'ansia di liberazione delle sue opere, le storie di passioni primitive che racconta nei suoi romanzi fanno breccia nella critica, anche all'estero, e il 10 dicembre 1926 arriva la consacrazione più alta che può ricevere uno scrittore il conferimento del premio Nobel per la letteratura:

«per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano.» Un tumore al seno di cui soffriva da tempo la portò alla morte il 15 o 16 agosto (dipende dalle fonti) del 1936, quasi dieci anni dopo la vittoria del Nobel. “Cosima, quasi Grazia” un racconto autobiografico rimasto incompiuto, è pubblicato postumo con il titolo Cosima. ABov