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“Give me Yesterday” alla Fondazione Prada Osservatorio

MILANO. 12 GEN. A Milano nasce un nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi, all’esplorazione delle tendenze del contemporaneo e alle loro implicazioni sociali e culturali, all’interno del flusso globale della comunicazione. Questo spazio ha sede alla Fondazione Prada Osservatorio in Galleria Vittorio Emanuele II.

Dal 21 dicembre 2016 fino al  12 marzo 2017 è in atto la mostra Give Me Yesterday a cura di Francesco Zanot, cha va incontro ad un interrgativo della nostra e poca: quale ruolo spetta alla fotografia nell’era digitale? Da quando c’è Instagram in effetti non si conosce più il confine tra vita personale e collettiva, intimità, messinscena, scouting, intrattenimento e morbosa curiosità. Lo sappiamo tutti, i social network sono lo specchio del XXI secolo, e la fotografia è uscita dagli studi fotografici per entrare prima nella vita quotidiana, come un’ombra, attraverso la tecnologia. “La nostra identità si è frammentata nella miriade di immagini che ci ritraggono, entrando a far parte di un diario condiviso costantemente in fieri. – afferma Carlotta Petracci, fondatrice di White - Controllo e autocontrollo, autenticità e finzione, sono due facce della stessa medaglia. Che cos’è vero, verosimile, credibile, accettabile?”

Nelle foto presenti nella mostra il pubblico e privato si incontrano e confondono, come nelle nostre vite in rete, un percorso che comprende più di 50 lavori di 14 autori italiani e internazionali, che hanno esplorato la fotografia nella direzione del “diario personale” dall’inizio degli anni Duemila a oggi.  Tra gli autori Izumi Miyazaki, con i suoi selfies e “contro-selfies”. Le sue fotografie sono una ricostruzione surreale di un immaginario alla Amélie Poulain.

Più psichedelico e digitale è invece Kenta Cobayashi. Nelle sue immagini i pixel si sostituiscono alla grana, Internet è al centro, perchè in Cobayashi assistiamo ad una vera e propria techno-illuminazione, dove la realtà esiste attraverso layer e si esprime con i colori accesi di Shibuya. Mentre Lebohang Kganye che vive a Johannesburg, in Sud Africa, conosce la storia dell’apartheid attraverso le esperienze della sua famiglia, e la sua fotografia racchiude e reitera un costante bisogno di ricongiungimento con le proprie radici.

FRANCESCA CAMPONERO

Info: www.fondazioneprada.org