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Giunta Doria buona con rom e immigrati, senza pietà con i poveri

GENOVA. 5 GEN. Per alcuni nomadi che, da anni, occupano abusivamente porzioni di territorio genovese e vivono nell'illegalità, mai nessuna "precisazione" né forte condanna per il loro comportamento scorretto. Per una parte di immigrati che non osservano le regole e vivono nell'illegalità, sempre silenzio o quanto meno un occhio chiuso. Per le coop rosse e bianche che si occupano del business, meglio non aggiungere altro. Altrimenti, si rischierebbe di cadere nel solito slogan: "Migranti in hotel, italiani poveri in auto". Se non che il sindaco Doria, addirittura, aveva partecipato ad una manifestazione pro migranti, alloggiati in uno spazioso e prestigioso appartamento in via Venti Settembre, mentre i residenti si erano pacificamente ribellati alle imposizioni calate dall'alto.

Epperò per una famiglia genovese, con una bimba di 4 anni, il papà disoccupato e la moglie senza soldi, che da novembre vivono e dormono in auto e Natale lo hanno trascorso in strada a bordo del mezzo, nessuna pietà. Per loro, Tursi ha addirittura fatto scattare una sorta di condanna a mezzo stampa mettendo in moto un sistema che forse ricorda un po' quello della "macchina del fango".

Per la giunta Doria, infatti, il signor Luca Dioguardi con la famigliola genovese in stato di estrema necessità, avrebbe tenuto "comportamenti scorretti" e l'amministrazione comunale non ha mancato di sottolinearlo a stampa, web e Tv.

Invero, l'artigiano edile disoccupato e disperato, aveva abusivamente occupato, per poco tempo, un alloggio popolare abbandonato di via Terpi. Lo aveva rimesso a posto e versava 50 euro al mese ad Arte. Di più non poteva dare: "Siamo stati sfrattati da via delle Gavette. Lavoro non ce n'è. Che dovevo fare? Soldi non ne abbiamo e non sapevamo dove andare". Poi, erano arrivate le forze dell'ordine, chiamate dal Comune, e li avevano fatti sloggiare.

Il felice epilogo della triste storia, dopo che il caso era stato discusso anche dalla trasmissione di Rete4 Dalla Vostra Parte, è arrivato solo l'altroieri per il genuino interessamento dell'assessore regionale Marco Scajola (Forza Italia) che è riuscito a trovare una casa idonea per Luca e la sua famigliola. Si tratta di un piccolo alloggio (non inserito nella graduatoria pubblica) di Arte nel quartiere di San Fruttuoso e la bimba di 4 anni è tornata a sorridere: "Prima si svegliava di notte e chiedeva a tutti quando avrebbe potuto ritornare con noi nella sua cameretta. Ora è bello rivederla sorridere. Per noi è un sogno che si avvera". L'appartamentino è stato dato temporaneamente in uso ai tre genovesi, ma alla fine dell'anno dovranno rinegoziare il contratto e pagare l'affitto.

Sul web è scatta anche la gara di solidarietà dei genovesi per la famiglia sfrattata. Alcuni gruppi su Facebook come "Sei di Marassi se..." hanno organizzato una colletta e al circolo Floris di piazza Galileo Ferraris una raccolta di generi alimentari.

Insomma, giunta Toti e cittadini genovesi dal cuore grande così: l'assessora comunale ai Servizi sociali, Emanuela Fracassi, forse è andata su tutte le furie per la figuraccia. Si è quindi documentata, è andata a scartabellare, ha scatenato gli uffici comunali. Un super lavoro che per altri, a Tursi, non risulta sia mai stato fatto a dovere (altrimenti non è escluso che sarebbero saltati fuori conti e tesoretti da centinaia di migliaia di euro come avvenuto per alcuni nomadi a Roma e in altre città).

Alla fine, l'assessora noglobal non ha mancato di elaborare una "precisazione" e di comunicare i presunti gravissimi atti compiuti dal papà disoccupato genovese, utilizzando perfino l'ufficio stampa di Palazzo Tursi. Ecco il testo integrale del comunicato inviato oggi dal Comune di Genova e sottoscritto dall'assessora Fracassi:

"Ci sono alcuni aspetti relativi alla specifica situazione della famiglia del signor Luca Dioguardi, alla quale Arte ha assegnato un appartamento dopo una vicenda molto complessa, che ritengo opportuno chiarire. Sono circa tre anni che il signor Luca Dioguardi è in contatto con l’Ufficio emergenza abitativa, all’epoca lui e la sua famiglia erano ancora in affitto presso privati.

Quando a fine 2015 ha ricevuto lo sfratto esecutivo gli è stato proposto un alloggio di emergenza per tutta la famiglia in Val Polcevera che il signore ha rifiutato con decisione perché lontano dall’abitazione della madre e dal luogo di lavoro della moglie, dicendo che avrebbe saputo come trovare una soluzione migliore. La soluzione è stata quella di occupare abusivamente un alloggio di edilizia residenziale pubblica.

Quando ha ricevuto l’ingiunzione al rilascio dell’alloggio, ha impugnato il provvedimento dinanzi al giudice invocando lo stato di necessità, che gli avrebbe consentito di evitare lo sgombero, ma la sentenza del tribunale non gli ha riconosciuto tale stato di bisogno confermando l’obbligo a rilasciare immediatamente l’abitazione.

Purtroppo la situazione che questa famiglia ha dovuto affrontare riguarda anche moltissime altre che quotidianamente si rivolgono ai servizi sociali municipali, all’ufficio emergenza abitativa del Comune di Genova, ai centri di ascolto Caritas e alle associazioni di volontariato che si impegnano nella lotta alla povertà.  È il risultato di una crisi economica che ha ridotto in povertà una fascia sempre più ampia di popolazione: mille sfratti all’anno a Genova, un aumento delle morosità nell’edilizia pubblica e un numero sempre maggiore di famiglie che vivono in condizioni di disagio abitativo.

Ad oggi le risposte non sono molte ma comunque crescenti. Innanzitutto l’Agenzia Sociale per la Casa del Comune che offre un servizio di emergenza abitativa ospitando circa 80 famiglie all’anno e il Fondo morosità incolpevole che, permettendo di ritrattare lo sfratto tra proprietario e inquilino e rimborsando parzialmente il proprietario del credito avanzato, nel 2016 ha permesso di interrompere un centinaio di procedure di sfratto. Esistono inoltre altre risposte abitative, anche in convivenza, sostenute sia dal Comune sia da associazioni impegnate nel sociale.

È uno sforzo titanico lavorare parallelamente e costruendo soluzioni per sistemare famiglie in difficoltà e per contrastare comportamenti illegali, in particolare le occupazioni abusive e le morosità negli alloggi pubblici. È comprensibile che a volte la disperazione porti comportamenti scorretti, ma crediamo fermamente che le soluzioni ai problemi vadano ricercate nella legalità, attraverso un lavoro collaborativo tra servizi pubblici, volontariato e – in primis - la famiglia con le sue capacità di resilienza e reazione alle difficoltà".