Il Consiglio comunale di Genova ha votato all’unanimità una mozione per il conferimento della cittadinanza onoraria a Franca Viola; alla mozione è stata associata anche la proposta di un premio per chi si batte contro la violenza di genere.
Ad uso dei più giovani (e di qualche dimenticanza dovuta alla “frenesia della vita moderna”) ricordiamo che Franca Viola è la donna siciliana di Alcamo che nel 1965, non ancora ventenne, rifiutò il matrimonio con un giovinastro pregiudicato che l’aveva sequestrata e violentata, proponendo poi il matrimonio “riparatore” che, ai sensi dell’art.544 del codice penale allora in vigore, avrebbe estinto il reato. Il rapitore Filippo Melodia fu poi condannato a dieci anni di carcere.
La vicenda, che ebbe una grandissima risonanza anche fuori dai confini nazionali, fu fondamentale per arrivare, con calma, nel 1981, all’abolizione dell’art. 544; inoltre avviò la riforma culminata con la legge n.466 del 1996 con la quale lo stupro, da reato contro la morale, diventò reato contro la persona.
Fondamentale fu il supporto che Franca ricevette da due uomini di autentica forte virilità psicologica. Il padre appoggiò in toto il rifiuto della figlia, nonostante le ritorsioni subite sulle sue modeste proprietà e la malevolenza del paese. Rammentiamo che la mentalità dell’epoca considerava disonorata la donna violentata (e la di lei famiglia) per cui spesso il matrimonio era l’inevitabile sbocco che restava alla meschina. Non solo, ma poteva capitare che alcune famiglie combinassero il rapimento con un pretendente gradito ai parenti, ma non alla ragazza, per vincere la resistenza di quest’ultima.
Il fidanzato vero di Franca, Giuseppe Ruisi, volle sposarla a tutti i costi nonostante le minacce di morte ricevute dal clan del Melodia: alle preghiere di lei di prudenza rispose “Meglio un giorno con te che una vita con un’altra”. Più tardi, quando qualcuno ricordò a Franca l’effetto positivo che il suo coraggio ebbe sulla mentalità e sulla legislazione dell’epoca, lei rispose di non aver pensato alle conseguenze ma di aver seguito solamente il suo cuore.
Il gesto significativo del Consiglio comunale, in tempi in cui la dignità umana e l’autodeterminazione femminile, al di là dell’eterna retorica, sembrano in declino, riporta l’attenzione sull’importanza di una sana educazione familiare all’affettività e sull’efficacia del supporto alle donne di personalità maschili determinate ed equilibrate. La storia di Franca Viola è l’esempio di come una complicità autentica fra i due sessi possa cambiare tradizioni negative e disumane e di conseguenza i testi legislativi.
Nel 2014 Franca Viola venne nominata Grand’Ufficiale dell’ Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Napolitano. ELISA PRATO
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