
Tensioni nel quartiere genovese della Foce, ancora una volta in ostaggio degli antagonisti Antifa.
Stasera alcune centinaia di manifestanti hanno partecipato al corteo indetto da Genova Antifascista e diversi di loro hanno acceso fumogeni, lanciato bombe carta e razzi pirotecnici contro il palazzo della sede di CasaPound (vuota) in via Montevideo.
La sede del movimento di estrema destra non è stata fisicamente raggiunta e devastata dagli Antifa perché chiusa e protetta dalle Forze dell’ordine.
I manifestanti sono quindi tornati in piazza Alimonda e hanno poi marciato verso piazza delle Americhe, dove il corteo si è sciolto.
Gli Antifa, in sintesi, hanno invocato l’intervento della sindaca Silvia Salis per “chiudere i covi fascisti come quello di CasaPound” alla Foce, anche se la sede di via Montevideo è stata regolarmente affittata da un privato ai rappresentanti del movimento politico, che pagano il canone.
I residenti esasperati, anche attraverso un comitato di cittadini, hanno invece chiesto di evitare i forti disagi per la popolazione e i commercianti della zona.
Tuttavia, gli Antifa hanno replicato: “Noi saremo sempre qui a manifestare contro la presenza di questo covo fascista. Continueremo a farlo finché non verrà chiuso. E’ l’unica soluzione. I residenti si uniscano a noi”.
Però, anche al corteo di stasera, pare che di residenti e commercianti della Foce non si sia vista nemmeno l’ombra: tutti barricati in casa o via dal quartiere e con le saracinesche abbassate per paura di danni provocati dal passaggio del corteo antagonista Antifa.
Nonostante che CasaPound paghi un regolare affitto e non sia stata violata alcuna normativa di legge, anziché preoccuparsi “per i danni, le tensioni e i forti disagi creati dagli antagonisti Antifa” denunciati dai residenti e dai commercianti della Foce, la sindaca Silvia Salis ieri ha riferito: “La pressione che (la sede di CasaPound, ndr) mette in quell’area della Città da sindaca mi preoccupa molto. C’è un elemento non solo di opportunità, ma soprattutto di sicurezza e di gestione del quartiere. È chiaro che mettere quella sede in quel luogo di Genova, così legato a fatti che conosciamo bene tutti, è qualcosa che crea tensione e alza lo scontro”.
“Quello che sta succedendo in città nell’ultimo periodo – ha aggiunto Salis – merita un’attenzione particolare, lo stiamo facendo con la Questura e con la Prefettura. In questo momento, in questo Paese, c’è una certa elasticità nel tollerare questo tipo di movimento, che al suo interno ha delle tematiche che per quanto mi riguarda non sono accettabili”.



















































