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FESTIVAL DELLA SCIENZA. DUE ESPERTI METEO HANNO SPIEGATO COSA E’ SUCCESSO A GENOVA

GENOVA. 31 OTT. Interessante incontro ieri pomeriggio nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale che ha avuto come argomento le previsioni meteo.

Proprio durante la conferenza Acqua, si è ricostruito in modo scientifico l’andamento dei tragici eventi di inizio mese a Genova, con lo scopo di fornire elementi utili per affrontare le criticità emerse.

«Dalla notte del 9 ottobre si è parlato di responsabilità, ma non si è mai chiarita la dimensione del fenomeno – ha esordito la presidente del Festival, Manuela Arata – Per i cittadini è importante capire, dal punto di vista scientifico, cosa è successo». I dati meteorologici sono stati analizzati da Carlo Cacciamani, responsabile di servizio idro-meteo-clima ARPA Emilia Romagna e Antonio Parodi, esperto di modellazione atmosferica e analisi statistica degli eventi estremi, project leader della fondazione CIMA (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale).

«Le precipitazioni del 9 ottobre sono state puntuali, molto forti e abbondanti – ha spiegato Antonio Parodi - Ci sono stati picchi di 220 mm all’ora, in particolare sui comuni dell’entroterra e sul bacino del torrente Bisagno».

Parodi ha mostrato le immagini dal satellite, sottolineando la struttura “a cono” che si è creata su Genova, come già accaduto nell’alluvione a Genova del 2011. Sino al pomeriggio il torrente Bisagno ha resistito, poi la situazione è precipitata velocemente e alle 23.15 il Bisagno è esondato. «La portata è stata superiore a quella del 2011. Bisogna considerare che la media massima annuale oraria di precipitazione (calcolata negli ultimi 50 anni) nell’area genovese è circa 30-35 mm. La stazione di Geirato ha ricevuto nell’ora più intensa dell’alluvione (prima dell’esondazione del Bisagno) più del triplo di pioggia».

«Ci sono limiti intrinseci alla predicibilità degli eventi atmosferici – ha continuato Parodi - In questi giorni si sono sentiti troppi discorsi a vanvera sui giornali. Il modello di riferimento nazionale, Cosmo, non ha visto i picchi di precipitazione. Un modello ad altissima risoluzione, Moloch (con previsioni a circa 2 km) vedeva bene i picchi del mattino, ma non quelli della sera. Non ci possono dunque essere previsioni precise sia sulla quantità, che sulla localizzazione e quantità».

«Non esiste un demiurgo che possa prevedere con certezza il tempo – ha ribadito Cacciamani - Non capisco la polemica contro i meteorologi dopo i fatti di Genova. Avevano previsto che ci sarebbe stata tanta pioggia. Tanto di cappello per queste previsioni. E bisogna ricordare che in Liguria i fiumi hanno un bacino piccolo, per cui vanno in piena molto velocemente».

Ma l’incertezza intrinseca delle previsioni spesso non è conosciuta a fondo dai cittadini. Entrambi i relatori hanno sottolineato come sarebbe auspicabile poter dare le previsioni in termini probabilistici. «Non basta un approccio deterministico basato sui dati e i modelli – ha continuato Cacciamani - Le condizioni iniziali da cui partono i modelli non sono mai del tutto esatte. Considerata dunque questa imprecisione, cui si aggiungono quelle dei modelli e il caos dell’atmosfera, bisogna fare diverse previsioni e costruire diversi scenari, ciascuno con la sua probabilità».

«Il problema è che la magistratura dice che nel dubbio dobbiamo dare previsioni allarmanti, mentre le amministrazioni pubbliche si lamentano per questo – ha concluso Cacciamani – Di certo è pericoloso sottostimare gli eventi, ma dare previsioni allarmanti ha un costo elevato: spendiamo un sacco di soldi a vuoto per movimentare la Protezione Civile e creiamo un effetto “al lupo al lupo” che mina la fiducia dei cittadini». Considerando dunque che la strumentazione per le previsioni è adeguata (ma migliorabile), va migliorata la connessione con le autorità e la popolazione. «Spesso le persone ritengono poco probabili gli eventi estremi, è un meccanismo di difesa psicologica. Ma questi diventeranno più frequenti, perché i cambiamenti climatici non sono inventati. Ed è bene ricordare: il rischio di un mancato o di un falso allarme ci sarà sempre».