Una baby gang composta da una ventina di giovanissimi albanesi e italiani, tra cui diversi minorenni (il più giovane ha sedici anni) e una ragazza (sorella di uno degli indagati), è stata smantellata nei giorni scorsi Imperia.
Lo hanno riferito oggi i responsabili dell’Arma di Imperia.
L’indagine dei carabinieri ha preso il via dalle dichiarazioni di un imperiese, poco più che maggiorenne, che si è autodenunciato, dicendo di essere stato costretto, con minacce e violenza, a rinunciare alla propria attività di spaccio di droga al dettaglio sulla quale il gruppo pretendeva di detenere in via esclusiva il monopolio.
I fatti risalgono al periodo tra il 2024 e il 2025.
I giovanissimi sono tutti indagati, a vario titolo per estorsione, rapina, minacce, spaccio di sostanze stupefacenti, lesioni e altri reati.
Per quattro di loro, tre dei quali già arrestati in flagranza di reato durante le indagini, è scattata la misura cautelare dell’obbligo di dimora in provincia di Imperia e di presentazione agli uffici di Polizia giudiziaria.
Altri sedici sono in stato di libertà.
Nel mirino degli inquirenti ci sono diversi episodi di pestaggi, spedizioni punitive, rapine, estorsioni e porto abusivo di coltelli, pistole giocattolo private del tappo rosso, tirapugni e mazze da baseball, che sono stati sequestrati.
I giovanissimi sono caratterizzati da un gergo violento e abbigliamento tipico delle bande giovanili.
Lo spaccio di droga avrebbe portato nelle tasche della baby gang circa 15mila euro al mese, funzionali al mantenimento di un tenore di vita sproporzionato alle reali possibilità dei giovanissimi.
Il denaro, infatti, era utilizzato per l’acquisto di abbigliamento griffato, smartphone di ultima generazione, frequentazione di ristoranti e locali della città, ma anche per il pagamento delle spese legali relative a pregresse vicende giudiziarie.
La spedizione punitiva più grave, documentata con le immagini nella sua fase preparatoria, è relativa al pestaggio di un minorenne su una delle scalinate che conducono a Porto Maurizio. La vittima era ritenuta colpevole di aver continuato a spacciare droga nonostante il divieto che gli era stato imposto dalla banda dei ragazzini.


















































