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Economica: La Merica e Fontanabuona. Diario di A. Gagliardo

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CHIAVARI.19 GEN. Sabato, con inizio alle ore 16, nella sala presidenziale della Società Economica, Claudia Vaccarezza (dottore di ricerca in Geografia Storica) ricostruirà la vicenda personale di Andrea Gagliardo, innestandola nel contesto storico che gli fece da teatro ovvero gli anni fra il 1888 e il 1899, periodo di migrazioni verso le Americhe. L’appuntamento, promosso dalla Società Economica e dall’Istituto Studi Liguri in collaborazione con il Centro Culturale Lascito Cuneo, è per così dire, propedeutico alla prossima pubblicazione del diario di questo personaggio eclettico, che Claudia Vaccarezza da tempo sta studiando.
Oltre alla studiosa, interverranno a vario titolo: Roberto Napolitano, presidente della Società Economica, Giovanni Mennella, presidente della Sezione Tigullia dell’Istituto di Studi Liguri, Diego Moreno, Docente all’Università di Genova e Renato Lagomarsino, pronipote del Gagliardo e curatore del Lascito Cuneo di Calvari (dove il volume è conservato), che anticipano: «Indubbiamente l’argomento offre motivi di vivo interesse e consente di scandagliare le vicende personali e familiari di Andrea Gagliardo, inquadrandole nel contesto essenzialmente rurale di oltre un secolo fa e in una trama di rapporti con “la Merica” tenuti vivi da frequenti scambi epistolari.» “Si fussimo partiti (prima) divenimmo millionari.”

E’ questo l’inizio delle «Memorie di Andrea Gagliardo» contenute in un inserto di un voluminoso “diario” – 600 pagine circa – che racconta giorno dopo giorno, per undici anni dal 1888 al 1899, la vita di questo personaggio, che da tempo sta interessando chi si occupa di storia locale, di emigrazione, di agricoltura, di rapporti tra chi ha varcato l’Oceano e chi è rimasto. Il manoscritto offre motivo di interesse anche da un punto di vista linguistico, perché Andrea Gagliardo non si trova in imbarazzo quando deve trasformare in italiano termini dialettali o inglesi o spagnoli, creando un linguaggio tutto suo, con oltre 450 parole “inventate” o adattate, comunque ancora interpretabili e traducibili da chi ha una certa età e alquanta dimestichezza con le pratiche agricole dell’entroterra.

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