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DAL SENAGAL CON DISIILLUSIONE: IL NOSTRO PESCE? ARRIVA GIA' A GENOVA

"Non spetta a noi giornalisti aiutare gli extracomunitari ma forse la politica può dare una risposta "elettorale" a tutte quelle persone che vengono dal "Sud del Mondo" per trovare da noi una prospettiva futura di lavoro e di vita che a loro esseri umani a cui  nei loro loro Paesi sembra "negata".

Oggi LN ha fatto un giro al mercato ambulanti dei "Giardini Thaon De Revel" davanti alla Stazione Brignole, dove tra gli stands dei mercati regolari stazionano i senegalesi abusivi.

Ore 15:30. Un uomo di colore grande e grosso si prepara con una certa cirscospezione a stendere il suo lenzuolo dove esporre la mercanzia di abbigliamento taroccato. Un ambulante regolare lo assale con educazione ma fermezza e gli dice di non mettere in vendita le "cinture da vita"
solo  perchè lui le vende regolarmente a pochi mertri di distanza.

Il "nero" se ne sta, abbozza un consenso, ma poi stende le proprie cinture come se niente fosse e apostrofa il sottoscritto cronista di LN come "flis de bagasc". Facciamo finta di non capire e coinvolgiamo un suo amico piovuto a Genova da Dakar che invece vuole parlare con noi e capire come possa mettere in piedi una propria vita...alla faccia della "mafia" senegalese che invece induce ingenui  giovanotti africani a fare carte false per venire in Europa (scalo Francia con Air Europe o Air France  n.d.r.) con la promessa di un lavoro stabile. Parliamo allora con Mohammed, un tecnico di pesca oceanica con un piccoli impiego nel Parco di Casamance nel "paradiso tropicale" senegalese al confine (minato n.d.r.) con Guinea Bissau per la pesca di branzini convinto a sbarcare in Europa.

"Io credevo che la vita qui in Italia fosse più facile - ci confessa Mohammed -  mio fratello mi ha costretto a venire qui e ora mi trovo a vendere maglioni. Non era questo il futuro che mi aspettavo". Viene fuori dalle parole stanche di Mohammed che esiste un commercio internazionale ittico tra Senegal e Genova (Mercato del Pesce in Piazza Cavour n.d.r.) ma che lui non ne ha avuto accesso come ventilato in Patria africana occidentale.

"Lo gestisce una Cooperativa di cui non so nulla - ci dice Mohammed - ed io mi trovo a girare con la mia sacca di plastica con magliette contraffatte che, lo confesso, non so vendere , me ne tornerò in Senegal, sempre che me lo lascino fare".

"Chi ti impedisce di gestire la tua vita?". Gli chiediamo con un pizzico di malizia. "Mah non so - afferma, ora impensierito e spaesato  il tecnico senegalese - penso al lavoro poi ne riparliamo".

Lo portiamo presso un banchetto di propaganda elettorale del PD dove ci sono almeno cinque volontari del movimento veltroniano tra cui un noto accademico dell'Università di Trento con moglie al seguito che non nasconde certo le proprie appartenenze politiche ed ideologiche.

Si parla un po ' con il senegalese, gli si spiega che occorrono accordi internazionali di commercio bilaterale tra Roma e Dakar per introdursi nel mercato del pesce atlantico. "Ok, tutto bene, vi credo, ma le magliette che ho in spalla ora a chi le  vendo per mangiare e pagarmi il posto letto dove vivo?". Ciao, Mohammed, buona
fortuna da LN. (nelle foto di LN un mercante senegalese abusivo in Piazza Thaon De Ravel, Mohammed che parla con i volontari del PD)

Marcello Di Meglio