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Cyberspionaggio: con la criptofonia l'Italia rischia meno..?

GENOVA.13 GEN. Il caso di cyberspionaggio di queste settimane dimostra come il nostro sistema informatico sia poco protetto. L’Italia nel settore comunicazioni telematiche sta crescendo ogni giorno di più, ma non si è ancora pensato a sufficienza come proteggere da azioni di spionaggio queste strutture.

Dobbiamo capire che sono in pericolo servizi governativi importanti e delicati per le materie trattate. Per quanto riguarda la PA, a detta di esperti in materia di sicurezza, manca una direzione governativa composta da specialisti per provvedere a questa pericolosa lacuna:

Marco Carrai, imprenditore nel campo della sicurezza dei dati e conosciuto anche nell’aria governativa e del presidente Renzi, spiega: «Serve una task force di risposta e prevenzione.» Il giovane imprenditore era arrivato a un passo dal diventare il consigliere sulla cybersecurity di Renzi, quando il segretario del Pd era anche presidente del Consiglio. La nomina però non fu mai ufficializzata, oggi Carrai da privato cittadino, oltre che da imprenditore commenta: «Un’attività di cyberspionaggio che durava dal 2012, ha messo nel mirino i vertici istituzionali, politici ed economici del Paese come l’ex premier Matteo Renzi e Mario Monti, il Governatore della Bce Mario Draghi, passando all'ex comandante generale della Guardia di Finanza, Saverio Capolupo, a religiosi come il cardinal Ravasi, a gestori di infrastrutture critiche ed enti come l'Enav e la Regione Lazio.»

Le Pmi dislocate nelle regioni stanno crescendo, ma quasi sempre, senza una specialistica professionalità in difesa delle informazioni riservate. Lo spionaggio industriale, sia sul lato commerciale e marketing che sul settore progettazione e scelte tecnologiche, va combattuto perché i costi di un progetto sono sempre molto alti e si possono ammortizzare, solo se il prodotto finito è competitivo e venduto in grandi quantità. Per rendere sicuri sistemi informatici, si potrebbe inserire apparecchiature criptofoniche sia nella trasmissione che nella relativa ricezione di dati. Ricordiamo che sistemi cripto si basano su un software che rende illeggibili le informazioni da trasmettere e per rendere nuovamente leggibili le informazioni criptate, occorre avere “la chiave” di lettura che è stata pensata da chi il software lo ha progettato.

Perciò i dati sono quasi sicuri perché letti solo da chi conosce la chiave (una password un po’complessa). Se noi guardiamo quel che succede aldilà dell’oceano, dove si sta già pensando ad un nuovo tipo di computer basato sui numeri quantici, dobbiamo considerare che saranno indecifrabili perché si basano su concetti più avanzati della criptofonia e dell’informatica attuale. Rivangando la storia della repubblica romana di 20 secoli fa il sistema cripto era già usato da Giulio Cesare nelle sue comunicazioni scritte agli ufficiali e generali. Tornando ai nostri tempi la criptofonia era usata negli anni ’70 e ‘80 nelle apparecchiature ricetrasmettenti militari quando la guerra fredda divideva le due grandi potenze mondiali. ABov.