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Commissariare Messina? Piuttosto, giustizia più rapida ed appropriata

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GENOVA. 22 GEN. “I familiari delle vittime della tragedia del crollo della Torre Piloti di Genova meritano giustizia rapida e inequivocabile. Ed è ovvio che l’attività di indagine e processuale debba essere volta ad un chiaro accertamento delle responsabilità delle persone coinvolte e dell’azienda. Rientra nel diritto di tutti noi cittadini, ma in prima istanza dei familiari delle vittime accertare la verità e avere giustizia. Le sanzioni devono essere giuste e appropriate, anche quelle economiche in capo all’azienda”.

Lo ha dichiarato oggi il leader di “Energie per l’Italia” ed ex candidato sindaco del centrodestra a Milano Stefano Parisi, dopo il meeting di ieri alla Sala Sivori di Genova, dove doveva partecipare l’armatore Stefano Messina che all’ultimo momento, per le vicende giudiziarie, ha dato forfait. Venerdì, infatti, il sostituto procuratore Walter Cotugno ha chiesto ai giudici di commissariare la Società di navigazione genovese. Una vicenda per alcuni versi simile a quella vissuta da Parisi per il caso giudiziario dell’azienda Fastweb, di cui era amministratore delegato, dove poi finirono tutti assolti e scagionati da ogni accusa.

“Alla luce di quanto affermato, però, non si comprende – ha aggiunto Parisi – la richiesta di commissariamento dell’azienda e la sottrazione degli utili a favore dello Stato. Spesso assistiamo a sanzioni inflitte alle aziende, anche in via cautelare, che hanno sovente l’unico effetto di distruggere le attività economiche, far perdere posti di lavoro, senza nessun effettività sulla pena. È successo per molte altre imprese. Questo atteggiamento conseguente a una cattiva interpretazione della Legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle società, sta rendendo sempre più incerto il nostro sistema di diritto allontanando dal nostro paese chiunque, italiano e non, voglia investire.

È necessario che lo Stato accerti che le misure di sicurezza richieste fossero allora in essere e, qualora non lo fossero, che l’azienda proceda tempestivamente ad adottarle, investendo le risorse necessarie. Ma dopo 4 anni dall’incidente, il commissariamento dell’azienda come sanzione penale non è giustificato, né da esigenze economiche, né di sicurezza.

Il nostro ordinamento deve garantire giustizia alle vittime, risarcirle (anche se nulla può risarcire quel dolore) ma non deve mettere a rischio l’intero sistema produttivo del Paese”.