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Commemorato 79° anniversario eccidio del Forte di S. Martino

Genova, commemorazione eccidio del Forte di S. Martino

Stamane, alla presenza delle autorità civili e militari, è stato commemorato il 79° anniversario dell’eccidio del Forte di San Martino.

La cerimonia, alla presenza del comandante provinciale dei Carabinieri generale di brigata Gerardo Petitto, dei rappresentanti del Comune di Genova, del presidente dell’Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea Giacomo Ronzitti e dell’ex procuratore capo Francesco Cozzi, è stata preceduta in via Gobetti dalla deposizione della corona alla lapide che ricorda i Martiri, che ha visto schierati rappresentanze di militari e di Forze di polizia.

La cerimonia, ha voluto nuovamente ricordare l’eccidio di 8 antifascisti e il coraggioso atto del tenente dei Carabinieri Giuseppe Avezzano Comes e dei suoi uomini.

La mattina del 14 gennaio del 1944, nel piazzale antistante il Forte di San Martino, otto antifascisti che nella notte erano stati prelevati dal carcere di Marassi e processati sommariamente dal Tribunale Militare, furono uccisi dai nazifascisti per rappresaglia in seguito all’attentato compiuto la sera prima in via Venti Settembre da una squadra dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP), ai danni di due ufficiali tedeschi, uno dei quali rimase ucciso.

Gli otto, estranei all’accaduto perché arrestati in precedenza e in circostanze diverse come cospiratori, vennero uccisi da alcuni ufficiali nazisti e da elementi della Guardia nazionale repubblicana (GNR), dopo che il plotone dei Carabinieri agli ordini del tenente Giuseppe Avezzano Comes, incaricato dell’esecuzione, si era rifiutato di aprire il fuoco su di loro non riconoscendo la legittimità dell’ordine, di chi lo impartiva e del Tribunale che lo aveva emesso.

I loro nomi: Dino Bellucci, 32 anni, professore; Giovanni Bertora, 31 anni, tipografo; Giovanni Giacalone, 53 anni, straccivendolo; Romeo Guglielmetti, 34 anni, tranviere; Amedeo Lattanzi, 53 anni, giornalaio; Luigi Marsano, 33 anni, elettricista; Guido Mirolli, 49 anni, oste; Giovanni Veronelli, 57 anni, operaio.

Il tenente Avezzano Comes, disarmato e percosso dai nazisti delle SS, venne arrestato e rinchiuso fino alla Liberazione.