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Comandante Jolly Nero: pilota e rimorchiatori pensarono solo a salvarsi

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GENOVA. 15 FEB. Processo crollo Torre Piloti, abbattuta  dal cargo Jolly Nero dei Messina. “Non sono uno zombie e tanto meno lo sono stato nei momenti che hanno preceduto la tragedia. Ho solo mantenuto la calma, cosa che è mancata al pilota e ai rimorchiatori che anziché prestare assistenza e soccorso hanno unicamente pensato a salvare loro stessi, prendendo la via di fuga e lasciando che la nave finisse addosso alla Torre Piloti”.

Lo ha spiegato oggi Roberto Paoloni, comandante del cargo Jolly Nero, rilasciando ai giudici del Tribunale di Genova una “dichiarazione spontanea” durante l’udienza del processo in corso sulla tragedia di Molo Giano.

Quella maledetta notte del 7 maggio 2013 nel porto di Genova morirono 9 persone, cinque i feriti. Per il comandante l’accusa ha 20 anni e sette mesi di reclusione.


Paoloni oggi ha ricordato che “la manovra, sotto la costante presenza e controllo del comandante, è decisa dal pilota perché così si usa nel porto di Genova” e ha aggiunto: “per le navi mercantili è previsto l’uso dei rimorchiatori che prendono comunicazioni, ordini e direttive solo dal pilota”.

Il comandante ha inoltre spiegato che durante la manovra a motore fermo, il cargo aveva una velocità di 3,4 nodi: “Non ho fatto affidamento sul contagiri perché per me la manovra è supportata dal riferimento di punti fermi come le attrezzature portuali. Quando la distanza nave-banchina era 150 metri, il pilota ha chiesto macchine avanti molto adagio, ordine ripetuto all’indirizzo del primo ufficiale Lorenzo Repetto”.

Sempre secondo la ricostruzione di paoloni, il pilota avrebbe “detto avanti mezza e io l’ho ripetuto alla radio al primo ufficiale. Ho visto Repetto non al suo posto di manovra e sono corso verso la leva dei comandi. Repetto mi ha seguito e quando mi ha visto posizionare la leva da avanti adagio a avanti mezza mi ha detto ‘No, indietro’ al ché ho risposto ‘macché indietro, dobbiamo andare avanti’. Le sue parole mi hanno disorientato facendomi perdere attimi preziosi”. Durante la manovra, il comandante della Jolly Nero non avrebbe neanche sentito allarmi: “tantomeno luci lampeggiare né allarmi esterni”.

Secondo il legale degli addetti ai Rimorchiatori, il processo ha dimostrato che loro hanno fatto tutto ciò che era possibile per salvare la Torre Piloti anche a rischio di trovarsi schiacciati tra la nave e la terra ferma.

“Con le sue dichiarazioni – ha detto l’avvocato Mario Scopesi – il comandante Paoloni ha soltanto cercato di scaricare le proprie responsabilità su altri soggetti a cominciare dal suo stesso equipaggio e dal pilota”.

 

1 COMMENTO

  1. Sono un comandante di rimorchiatore questo signore, non lo chiamo collega, è un disonesto.vorrei avere un euro per ogni rischio che mi son preso per aiutare le navi in manovra in 28 anni di servizio di rimorchio portuale.

  2. Bisognerebbe condannare anche chi ha costruito li quella torre!!! Siamo sempre ai paciughi all’italiana!!! Se era qualche metro più indietro quei poveretti potevano salvarsi!!! Si parla di prevenzione e non di…..previsione di quanti soldi entrano nel c/c!!!!

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