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Clochard picchiati a sangue da stranieri, Cassazione: violenza disumana

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Piccapietra pestaggio clochard

Per la “carica disumana di violenza esplosa” con colpi di bastone, e tubi di ferro innocenti, sferrati “alla cieca e dunque in grado di uccidere”, oggi i giudici della Corte di la Cassazione hanno confermato le accuse e le condanne per tentato omicidio a carico dei quattro giovani di origini straniere responsabili del micidiale pestaggio avvenuto la sera del 25 gennaio 2014 a Genova.

Durante il violento episodio rimasero feriti quattro senzatetto che dormivano sotto i portici di piazza Piccapietra.

Nelle motivazioni della sentenza, relative all’udienza dello scorso 10 ottobre, gli ermellini hanno confermato che il pestaggio a sangue, per il quale inizialmente si era ingiustamente seguita la pista del raid xenofobo, era stato organizzato per il “controllo dei luoghi dove chiedere l’elemosina” e a condurlo per tali motivi erano stati altri “sbandati”.


La Suprema Corte ha così ratificato il verdetto emesso dalla Corte di Appello di Genova il 12 aprile con il quale erano stati inflitti 12 anni di reclusione allo slovacco 27enne Michal Krahulec, di undici anni e due mesi al connazionale 35enne Martin Krocka di 35 anni, e di sette anni e nove mesi ciascuno a due cittadini italiani di origine straniera e residenti in Versilia: Karlo Bilani, di 23 anni nato in Germania, e Ahmed Dridi, di 24 anni nato in Tunisia.

Sotto i colpi di “inaudita violenza” che durarono per almeno venti secondi, finirono due coppie di senza tetto: Jan Bobak e Alice Velochova che dormivano tra i cartoni, e Jonas Koloman e Zuzana Jonosova sotto una tenda. Tutti e quattro avevano riportato molteplici fratture e dieci di giorni di prognosi. Boban era quello in condizioni più gravi e dovette subire un delicato intervento per la frattura del cranio.

Gli avvocati difensori degli imputati hanno cercato, invano, di mitigare le condanne sostenendo che se il raid avesse avuto come obiettivo quello di uccidere, i quattro autori si sarebbero muniti di armi diverse da quelle utilizzate. I supremi giudici hanno replicato che i tubi innocenti e i bastoni usati sono mezzi di “indiscutibile portata offensiva e assolutamente idonei a produrre anche l’evento morte”.

Qualche giorno prima del raid, c’era stato un litigio tra Kraulech e Koloman per il controllo dei luoghi dove chiedere l’elemosina. Risulta che il primo avesse poi chiesto aiuto agli altri tre “per vendicare l’affronto subito”.

 

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