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Cibo per gli Antenati, Fiori per gli Dèi al Museo Chiossone

GENOVA. 30 MAR. Domani, venerdì 31 marzo, alle ore 17 si inaugura la mostra “Cibo per gli Antenati, Fiori per gli Dèi” che comprende una selezione dalla collezione di manufatti in bronzo e metallo del Museo Chiossone con la significativa partecipazione di prestiti importanti provenienti dal Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma, dal Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma e da collezioni private. Il tutto per un allestimento che riunisce uno straordinario patrimonio d’arte raccolto nell’Ottocento dal genovese Edoardo Chiossone durante la sua lunga carriera di maestro di incisione e disegno al servizio della corte imperiale del Sol Levante.

Il Museo Chiossone di Genova custodisce le collezioni d’arte giapponese e cinese che Edoardo Chiossone (Genova 1833-T?ky? 1898), distinto professore genovese di tecniche di disegno e incisione, raccolse durante il suo soggiorno in Giappone di oltre 23 anni, dal 1875 fino alla morte nell’aprile del 1898. Grazie alla loro ampia varietà, le collezioni Chiossone consentono di studiare sia la storia dell’arte giapponese sia le relazioni culturali e artistiche Cina-Giappone.

A questo riguardo la collezione di manufatti in bronzo e metallo è particolarmente importante: i pezzi arcaistici cinesi databili dalla dinastia Song Meridionale (1127-1279) fino alla fine del secolo XIX, importati in Giappone a cominciare dal periodo Muromachi (1393-1572), documentano sia il plurisecolare interesse cinese per le antichità, sia il gusto giapponese, coltivato dall’aristocrazia militare e dai maestri del tè, di collezionare vasi cinesi in bronzo per comporre i fiori (hanaike ??). Quanto alla sezione della bronzistica giapponese del Museo Chiossone, comprende opere insigni, databili dalla Protostoria (periodi Yayoi e Kofun, secoli III a. C – VII d.C.)  fino al tardo periodo Meiji (1868-1912).

I vasi da fiori cinesi (karamono hanaike ????) dei secoli XIII-XVIII appartenenti al Museo Chiossone sono opere d’alto valore artistico, culturale, simbolico e tecnico. I più antichi ad essere importati in Giappone risalgono ai secoli XIV-XV: erano impiegati nella decorazione zashiki kazari ??? – vale a dire, nelle esposizioni ornamentali preparate nelle sale di rappresentanza e da ricevimento delle residenze feudali. I bronzi cinesi delle epoche successive, databili ai secoli XV-XIX, cioè dal medio periodo Ming al periodo Qing tardo e finale, trovarono collocazione sia nell’ambito della cerimonia del tè (chanoyu ???) sia negli ambienti dei bunjin ??, i letterati sinofili che praticavano la ‘via del tè infuso’ (senchad? ???). Svariati dei vasi da fiori importati dalla Cina appartenenti al Museo Chiossone sono strettamente comparabili a esemplari storicamente classificati in Giappone come ‘opere celebri’ (meibutsu ??) o ‘di grande rinomanza’ (?meibutsu ???), appartenute in passato a collezioni aristocratiche e a grandi maestri del tè e trasmesse ai patrimoni dei musei giapponesi pubblici e privati fino all’epoca contemporanea.

La mostra resterà visibile fino al 4 marzo 2018

FRANCESCA CAMPONERO

Info: Tel. 010 542285

Orari: da martedì a venerdì 9-19; sabato e domenica 10-19.30; lunedì chiuso