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Certificati sanitari, filoimmigrazionisti denunciano Toti e sindaci

[caption id="attachment_206719" align="alignleft" width="728"] Ellis Island: i nostri emigranti in quarantena, poco lontano dalla statua della Libertà, per i necessari controlli[/caption]

SAVONA. 18 LUG. Il Tar aveva già dichiarato inammissibile il ricorso delle associazioni umanitarie contro le ordinanze, che alcuni sindaci liguri avevano emanato per tutelare la cittadinanza dai pericoli sanitari, derivanti dal caos immigrati sul nostro territorio.

Pertanto, ad oggi rimangono pienamente in vigore e perfettamente legittime.

In sostanza, le ordinanze prevedono il divieto di dimora, anche temporaneo, per quelle persone che arrivano da paesi a rischio malattie infettive e contagiose, come scabbia e tubercolosi, ma sono sprovviste di una certificazione medica che attesti il loro stato di salute.

Gli immigrati che invece hanno rispettato le regole, accettando di sottoporsi alle necessarie visite mediche di routine, peraltro gratuite, non  hanno nulla da temere e sono liberi di transitare in tutti i Comuni liguri.

Nei mesi scorsi, però, sulla questione dei certificati sanitari, il Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione della presidente Aleksandra Matikj, già nota per alcune iniziative pro immigrati a Genova, ha depositato presso la procura di Savona un esposto nei confronti del sindaco di Alassio Enzo Canepa, del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, dell’assessore regionale Stefano Mai (ex sindaco di Zuccarello) e dei sindaci Andrea Delfino (Ortovero), Pietro Revetria (Vendone), Candido Carretto (Erli) e Silvia Pittoli (Garlenda) per i presunti reati "di cui agli artt. 3 D. L.vo 122/1993, art.1 della legge 205 del 1993, 658 c.p., art. 3 della Costituzione italiana in connessione con l’art. 2 che tutela i diritti inviolabili dell’uomo (violazione del principio di eguaglianza 120 del 1967)".