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Bonus cultura da 500 euro: nasce il mercato nero su web

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GENOVA. 11 GEN. Nasce il mercato nero su web per vendere il bonus cultura da 500 euro attivo per 600 mila neo maggiorenni. Si può rivendere su internet il bonus per l’acquisto di libri, ingresso ai musei, biglietti per concerti e spettacoli teatrali? Purtroppo si! Vari ragazzi ne hanno subito approfittato per farne commercio. E’ nato così una contrattazione on line in cui i giovani trovano degli escamotage per trasformare una buona parte del cosiddetto Bonus Renzi, in moneta sonante.

«A chi è interessato vendo buoni rimanenti del “Bonus Renzi” a metà prezzo, per l’acquisto di libri sui siti Mondadori, Feltrinelli, Libraccio e Amazon.» scrive Tomas (nome di comodo) su un gruppo Facebook dedicato al commercio e allo scambio di testi usati. L’accordo, scrivono noti giornali nazionali, si conclude nelle chat private tra ragazzi. L’acquirente sceglie titoli, ricarica la Postepay del venditore e quando arriva l’accredito parte l’ordine. Così, in pochi clic, i diciottenni svendono il Bonus cultura. L’allarme è stato lanciato da chi invece crede che la lettura di libri sia importante e riuscire ad acquistarli con un bonus pagato dai contribuenti sia una sensata occasione. Molti i ragazzi, amanti della lettura e dello studio si incontrano nei gruppi social per scambiare consigli e proporre idee per rimediare a questo “furbastro commercio”.

«Da qualche tempo compaiono annunci di ragazzini che si propongono, per acquistare libri col Bonus Renzi da rivendere a metà prezzo.» Racconta una ragazza, alla guida del coro di proteste contro questa pratica illegale, ingiusta e dannosa per la collettività degli studenti. Stando alle testimonianze raccolte con tante telefonate e domande in varie scuole e negli atenei universitari, aggirare i controlli nei fatti sembra purtroppo un’impresa piuttosto semplice. «Prima di dare soldi a fondo perduto, si deve educare i ragazzi alla lettura e al senso civico di un paese che necessita di persone educate e colte.» Sentenzia un insegnate a cui abbiamo spiegato l’ultima “misera trovata” di una parte dei ragazzi in età scolare. ABov.