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Polemica su vittime Foibe, compagno D’Angelo difende Salis e attacca Ferro

Sindaca di Genova Silvia Salis e consigliere regionale Simone D'Angelo (Pd)

“Le dichiarazioni della vicepresidente di Regione Liguria, Simona Ferro,  aprono una polemica totalmente fuori luogo in una giornata che la Repubblica Italiana dedica alla memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo istriano-giuliano-dalmata”.

Lo ha dichiarato ieri il consigliere regionale Simone D’Angelo (Pd), replicando alle dichiarazioni della vicepresidente Simona Ferro (FdI) sulle parole pronunciate della sindaca di Genova Silvia Salis, che ha polemizzato sul messaggio lanciato da Regione Liguria: “Mai più oltraggi al Ricordo” con l’immagine della targa dedicata alla martire e simbolo delle foibe Norma Cossetto, Medaglia d’Oro al valor Civile, sequestrata, stuprata, torturata e uccisa dai partigiani titini.

Una targa che a Genova è stata distrutta e non è stata ancora ripristinata dalla giunta di centrosinistra guidata da Silvia Salis.

“È istituzionalmente inaccettabile – ha aggiunto D’Angelo – attribuire a parole mai pronunciate una presunta messa in discussione del Giorno del Ricordo o del rispetto dovuto alle vittime.

Richiamare alla responsabilità di certo non significa limitare la memoria, ma a riaffermare, semmai, i doveri propri di chi esercita funzioni di governo, nel solco di una memoria rispettosa, rigorosa e non piegata alla polemica politica.

Colpisce che proprio chi ha responsabilità istituzionali scelga di trasformare un invito alla misura e al rispetto delle istituzioni in una polemica artificiosa.

Non esiste una memoria ‘di parte’. Esiste, o dovrebbe esistere, il dovere, per chi rappresenta le istituzioni, di interpretare il calendario civile della Repubblica con serietà storica e senso dello Stato.

Il rispetto della storia non ha bisogno di forzature. Ha bisogno di rigore, sobrietà e responsabilità. Non sempre, purtroppo, è quello che vediamo, in particolare da chi, come Fratelli d’Italia, continua a leggere il calendario civile del Paese come terreno di contesa politica anziché come patrimonio della Repubblica”.

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