Manifestazioni in numerosi scali italiani ed europei per denunciare l’economia di guerra e rilanciare diritti e sicurezza sul lavoro
Una giornata di protesta coordinata ha coinvolto lavoratori portuali e organizzazioni sindacali in diversi Paesi europei e del Mediterraneo. Le iniziative si sono svolte in numerosi scali, tra cui Pireo, Elefsina, Bilbao, Pasaia, Mersin, Marsiglia, Brema e Amburgo, oltre che in dodici città italiane. Migliaia di persone, tra operatori del settore, cittadini e studenti, hanno preso parte a manifestazioni e presidi per richiamare l’attenzione sulle conseguenze sociali ed economiche delle politiche legate al riarmo e alla militarizzazione.
Partecipazione ampia e sostegno di associazioni e movimenti
Alla mobilitazione hanno aderito realtà associative e collettivi attivi su temi sociali e internazionali, insieme a gruppi di solidarietà e movimenti impegnati sui diritti dei lavoratori e sulla pace. Secondo i promotori, la presenza diffusa in più Paesi ha contribuito a dare risonanza all’iniziativa, considerata un primo passo verso un coordinamento più strutturato delle proteste nei porti europei e mediterranei.
Lavoro portuale e rivendicazioni sindacali
Le organizzazioni coinvolte hanno posto al centro del confronto il ruolo dei lavoratori portuali nelle dinamiche economiche globali, sottolineando la necessità di tutelare salari, sicurezza e condizioni occupazionali. Tra le richieste avanzate emergono il contrasto ai processi di privatizzazione, il miglioramento delle pensioni e la salvaguardia della salute nei luoghi di lavoro. La critica alle politiche di riarmo viene collegata alla difesa dei diritti sociali e alla necessità di evitare una crescente pressione sui lavoratori del settore.
Impatto degli eventi internazionali e prospettive di mobilitazione
La giornata di sciopero è stata segnata anche dalla solidarietà espressa verso i portuali e le comunità del Marocco colpite da gravi inondazioni, che hanno comportato la chiusura temporanea di diversi scali e l’annullamento di iniziative previste. I promotori indicano la mobilitazione come un punto di partenza per future azioni coordinate, con l’obiettivo di estendere la partecipazione ad altri comparti produttivi e rafforzare le reti internazionali tra lavoratori.
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