Zingaretti, omosex per esigenze di copione

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Una scena di The Pride di e con Luca Zingaretti
Una scena di The Pride di e con Luca Zingaretti
Una scena di The Pride di e con Luca Zingaretti

GENOVA. 4 FEB. In scena in questi giorni al Teatro della Corte The Pride, testo nato dalla penna di Alexi Kaye Campbell, un’indagine sull’uomo, sulla sua identità sociale e sessuale, sospesa tra due epoche il 1958 e il 2015.

The Pride salta nel tempo raccontando a fasi alterne due vicende distinte, ma accomunate dallo stesso amore, quello fra due omosessuali, uno dichiarato e l’altro che nega a sè stesso di esserlo.

Dopo La torre d’avorio di Ronald Harwood, pièce sull’inquisizione subita nel 1946 dal direttore d’orchestra tedesco Wilhelm Furtwangler, Zingaretti continua la sua indagine sul tema dell’identità, su chi siamo o crediamo di essere, ma qui forse si è spinto un po’ troppo scegliendo un testo che, se può funzionare in un momento in cui ci si occupa più di unioni civili che di tutte le guerre che stanno infestando il mondo, ma che non è universale, non è di tutti e non è per tutti.

 

Ed in sala questo si sente. Va bene che troppo spesso le platee sono riempite di “stanchi abbonati che vogliono passarsi la serata”, come si sente dire purtroppo da giovani e baldanzosi attori presenti, ma cerchiamo di dare al pubblico, magari provato, dopo una giornata di lavoro, qualcosa di più fruibile, di più sano, se non leggero e divertente. Il testo di Alexi Kaye Campbell oltre ad essere eccessivamente sboccato non  è accattivante e non conquista.

Se The Pride ha un merito è quello di essere teatro d’attore, e in questo i quattro protagonisti se la cavano davvero bene. Cambiano toni e movenze, come abiti e parrucche, correndo da uno spazio temporale all’altro nell’arco di pochi minuti. Sono abilissimi nel gioco di entrata e uscita dei personaggi da un’epoca all’altra, dove le due, proprio tramite i personaggi, convivono come dissolvenze incrociate lunghe oltre il lecito.

Indubbiamente bravi i quattro interpreti, anche se tra loro spicca Maurizio Lombardi, che fa un elaborato lavoro sull’attore e il personaggio, facendo convivere in sé due character di grande personalità. Meno dentro il personaggio Luca Zingaretti , senza dubbio più apprezzabile nel ruolo del commissario Montalbano che in quello di un omosessuale non dichiarato. Brillanti Valeria Milillo e Alex Cendron.

In scena alla Corte fino a domenica 7 febbraio.

FRANCESCA CAMPONERO

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