Zerocalcare, la censura di Facebook, parla Michele Rech

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Zerocalcare, la censura di Facebook, parla Michele Rech
Zerocalcare, la censura di Facebook, parla Michele Rech
Zerocalcare, la censura di Facebook, parla Michele Rech

GENOVA. 20 LUG. Post e profilo sospesi perché “non rispettano gli standard della comunità Facebook”. Con questa motivazione il fumettista Zerocalcare, al secolo Michele Rech, si è visto sospendere la propria pagina social per un post pubblicato su un’iniziativa a Genova in occasione dell’anniversario del G8 del 2001.

Pur non contenendo offese o giudizi, il post di Zerocalcare che recitava: “Mercoledi 20 luglio, a 15 anni esatti dal G8, alle 15:00 stiamo a fare disegni live in piazza Alimonda a Genova insieme a Alessio Spataro, Paolo Castaldi, Manuel De Carli, Luca Genovese, Simone Lucciola e Cisco Sardano. Tutto quello che facciamo sarà poi messo all’asta benefit per chi sta bevuto”, avrebbe scatenato una serie di commenti davvero pesanti tra gli utenti, commenti che ‘cozzavano’ contro le idee politiche dello stesso fumettista.

“Si andava da quelli più soft tipo “Mi sento tradito” o “Torna a fare i disegnetti” fino ad arrivare “Mi piace ricordarlo con un buco in testa e steso sull’asfalto” o “Ma si ricordiamo un imbecille che assaltava una camionetta dei carabinieri!! Ricordiamolo come un esempio nazionale mi pare giusto”.

 

Dalle parole ai fatti con la pagina di Zerocalcare che è stata segnalata da più utenti, la rimozione del contenuto e la temporanea chiusura della pagina social.

Ed è lo stesso Michele Rech ( Zerocalcare ) a rispondere ai fatti e al post.

[IL PUNTO SULLA VICENDA DI GENOVA, POI PURE STICAZZI DELLA CENSURA DI FACEBOOK]

“Siccome mi hanno sospeso la pagina fan per il post sull’iniziativa di Genova nell’anniversario del G8 del 2001 di domani, e la riapertura passava per la sua rimozione – spiega  il fumettista – vale la pena spendere due righe, anche perché dopo che avevo fatto la lagna in un fumetto un paio di settimane fa, stavolta un sacco di gente ha scritto cose molto carine e supportanti ed è utile chiarire questa roba. Ieri ho postato la locandina dell’iniziativa che si terrà a Genova il 20 luglio, che non contiene oltre che nessun’offesa neanche nessun riferimento a presunti eroismi, giudizi, attacchi, una cosa proprio low profile.

Questo post ha scatenato una serie di commenti immondi, che andavano dalla gioia per il buco in testa a Carlo Giuliani a invettive varie e promesse di non comprare mai più i fumetti miei e roba del genere.

Un sacco di gente giustamente ha commentato ‘vabbé, ma che la roba di zerocalcare non l’avete mai letta? Che lo scoprite ora come la pensa?’, qualcun altro s’è lamentato del fatto che i lettori pretendono di decidere i temi su cui un autore può o non può esprimersi…. Ecco, è tutto molto giusto, ma sti ragionamenti non colgono quello che è successo”.

“Chi ha cacato il cazzo ieri – prosegue il post – non sono lettori miei, punto. Eccetto una minima parte, che ha espresso peraltro in maniera piuttosto pacata il proprio dissenso ma senza alcuna sorpresa, tutto quel macello e quei toni (comprese le segnalazioni che hanno portato alla chiusura della pagina e alla rimozione del post) l’hanno fatto altri, venuti su quella pagina apposta, che di sicuro non sono le mie categorie principali di lettori: nazisti e/o poliziotti (ex o attuali o simpatizzanti o sindacatini o associazioni). Stop.

Quindi tutti i ragionamenti tipo ‘chissà quanti di quelli che fanno la fila per il disegno poi in realtà pensano ste cose’ sono sbajati regà. Ma no perché tutti quelli che mi leggono la pensano come me eh, ci stanno pure persone molto lontane come orientamento politico e si, ci stanno pure guardie, ma so’ comunque persone tendenzialmente capaci di gestire quella contraddizione ed accettare un punto di vista diverso, cioé non so’ quelli che scrivono ERA UN PORCO ED SI E’ MERITATO LA FINE CHE HA FATTO, per intenderci”.

“Ero indeciso – conclude il post di Zerocalcare – se scrivere queste due righe perché fino a stamattina pensavo vabbé, Genova è una partita chiusa. Sclerotizzata, immutabile, ormai esiste un blocco sociale in questo paese che pensa che era giusto sparare in faccia a Carlo Giuliani, e quella roba ormai è inscalfibile. Non vale la pena dibatterne ancora. Teniamoci la nostra memoria, coltiviamola, problematizziamola, e amen. Schieriamoci sulle cose dell’oggi checcazzo, sulle cose che ancora sono vive e ci attraversano e su cui possiamo ancora orientare il dibattito pubblico e l’opinione, quelle su cui non abbiamo ancora perso. Non sui match finiti.

E invece evidentemente Genova non è finita (c’è chi lo dice da tempo, lo dico pure io ma ammetto di averlo usato più come uno slogan che altro), non solo –ma basterebbe quello- perché ci sta ancora una persona in galera a 15 anni di distanza dai fatti (e altre sottoposte a misure e restrizioni) mentre altri venivano promossi e facevano carriera, ma perché è la controparte e pezzi dei suoi apparati che continuano a fare una guerra accanita e che sulla narrazione di quelle giornate non vogliono mollare di un centimetro.

Quindi boh, è dal 21 luglio 2001 che litighiamo su quanto è successo a Genova. In tanti di noi si so pure rotti il cazzo, di litigare e raccontare. Però forse vale la pena continuare a farlo, anche per rispetto al nostro dolore, al nostro sangue e alle nostre lacrime, pure se ci sembrano così lontane oggi”. (nell’immagine: l’iniziativa odierna di Zerocalcare).

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