Why Liguria, il valore del turismo sul territorio

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Su Costa Favolosa l'incontro Why Liguria
Su Costa Favolosa l'incontro Why Liguria
Su Costa Favolosa l’incontro Why Liguria

SAVONA. 22 APR. Sono stato invitato alla tavola rotonda “Why Liguria. Il valore del turismo per il territorio” in programma al porto di Savona il 20 aprile, con la regia di Costa, Alpitour e Deloitte.

Il tema mi interessa costantemente, poiché sono anche l’autore – uscì 12 anni fa – di “Alte stagioni”, l’unico saggio mai uscito in libreria sul marketing turistico ligure in chiave presente e futura (il mio lavoro fu definito molto documentato e impietoso, ma chissà che non risulti ancora attuale…).

Erano gli anni della nuova legge quadro sul turismo (135/2001), che come la cosiddetta “Ronchey” del 1993 alimentava un soffio di novità e di speranza in settori paradossalmente sclerotizzati. Nel frattempo Richard Florida, il “sociologo delle città”, proponeva alcuni parametri, nuovi e talora contestati, per prefigurare lo sviluppo o viceversa il declino delle realtà urbane (esaminando, se rammento bene, casi come Seattle, Boston, Cleveland, Milwaukee, Detroit…). Tali parametri riguardavano in primis la presenza e l’attrazione di talenti portatori di know how e d’innovazione, di creativi cosmopoliti che scambiano esperienze e attivano relazioni. Costoro permangono o sono “attratti” in un luogo dalla ricchezza di eventi culturali, dalle produttività universitarie/scientifiche, dall’ambiente e dalla qualità della vita (benessere), fattori a propria volta favoriti dalle infrastrutture, dall’efficienza di porti e aeroporti, da servizi e tecnologie…

 

Questa tavola rotonda savonese proponeva inoltre due peculiarità: la tipologia dei relatori, proficuo mix di realtà universitarie ed aziendali (Costa, Alpitour, Deloitte), e la location, ovvero la davvero favolosa “Costa Favolosa ”, sulla quale sin dalla salita a bordo potevi apprezzare un’assai strutturata, ed impeccabile, accoglienza.

Ho ascoltato Eugenio Puddu, partner Deloitte; Federico Fontana, Università di Genova; Neil Palomba, Costa Crociere; Gabriele Burgio, Alpitour; Valter Cantino, Università di Torino; e Beppe Costa, Costa Edutainment.

Il turismo, Deogratias, non è un dibattito politico nel quale cifre e trend vengono interpretati da ciascuna delle parti come più le conviene. Dalla tavola rotonda (non l’usuale tiritera, bensì una successione di voci “operative”) è dunque affiorata un’immagine chiaroscurale del turismo italiano e ligure, ma contemporaneamente anche la necessità di puntare con passione sul bicchiere mezzo pieno, in termini di attitudini aggregative, cultura e made in Italy intesi a 360° (moda, cibi, design, tradizioni popolari…), e comunicazione di tale valore.

Eugenio Puddu ha ovviamente esteso la trasversalità del turismo all’agroalimentare “tricolore”, che non a caso in tutto il mondo viene costantemente imitato o contraffatto.

Federico Fontana ha sottolineato l’urgenza di interfacciarsi idoneamente ad una domanda turistica ormai segmentatissima, “special interest”, il che implica la capacità da parte dell’offerta di fare sistema e – per così dire – di muoversi all’unisono.

Gabriele Burgio ha raccontato anche in chiave autobiografica le accelerazioni e turbolenze – e non si pensi solo al web – che hanno caratterizzato il tour operating degli ultimi due decenni, e che impongono strategie di marketing sempre più tempestive e customer oriented (col relativo passaggio ideologico dal vendere ciò che si produce al produrre ciò che si vende).

Valter Cantino ha trasposto in chiave turistica il suggestivo concetto di “fabbrica nascosta”, il quale da decenni svela che in ogni azienda ve n’è una seconda, occulta, che non è utilizzata, o è utilizzata male, o realizza output non vendibili, o ancora non riesce ad approcciare nel modo giusto le nuove attività… La perdita prestazionale può talora valere 4 decimi della capacità produttiva totale, e tale gap può dunque risultare esiziale in termini di possibilità di investimenti (ad es. in ricerca&sviluppo) per tenere il passo della concorrenza.

Beppe Costa, infine, ha rievocato la gloriosa nascita dell’Acquario di Genova, legittimamente affermando che, di fatto, è possibile far originare proprio da tale risorsa quel turismo a Genova che oggi, finalmente, affluisce al centro storico, alla musealità, ai sightseeing bus…

Mi permetto ora in queste righe qualche riflessione sul bicchiere mezzo vuoto.

In Liguria permangono (a fortiori data l’attuale crisi congiunturale) gravi criticità circa la destagionalizzazione degli arrivi, l’integrazione costa-entroterra, e la formazione all’accoglienza.

Non riesce agevole prefigurare sinergie e cooperazioni (intra ed extra filiera) oggi che anche i STL “indotti” proprio dall’art. 5 della legge 135/2001 si sgretolano, montagne senza topolini.

L’Italia si attesta al quinto posto nella classifica mondiale degli arrivi (fu prima), ma alcune proiezioni non necessariamente pessimistiche ne prevedono la discesa oltre il decimo qualora non si pongano rapidamente in essere più efficaci misure di marketing e management del bene turistico, il più latamente inteso, e dei “software” che lo corredano onde sia fruibile al meglio (per altre riflessioni si veda lo “spaventoso” A.Galdo, Ultimi, ed. Einaudi, Torino, 2016, da p. 61).

La lieve ripresa di alcune regioni italiane è prodotta (per il principio dei vasi comunicanti) anche dal contesto geopolitico internazionale, con le agitazioni e i terrorismi che attualmente lacerano alcune mete competitor, e perciò premiano le vacanze cosiddette “domestic” o comunque a minor raggio rispetto al passato.

In Liguria non si focalizzano adeguatamente, in forma di pacchetto vendibile a specifici ma consistenti target, risorse di primaria rilevanza, si pensi – giusto per situare un’ipotesi – alla strada Aurelia e al patrimonio archeologico che come un nastro prezioso la percorrono da levante a ponente (da Luni ai Balzi Rossi…). Talora si può trattare di insipienza, non di carenze budgetarie. A puro titolo d’esempio, con la metà dei siti Unesco in rapporto agli italiani, gli USA ottengono un riscontro economico 16 volte maggiore. In tal senso termino con due rapide segnalazioni bibliografiche: il dolente e indignato R. Ippolito, Il bel Paese maltrattato. Viaggio tra le offese ai tesori d’Italia, ed. Bompiani, Milano, 2010, ed il recente, provocatorio Der Kulturinfarkt, poi tradotto in italiano, nel quale i 4 più brillanti manager culturali tedeschi arrivano addirittura (non senza amarezza) a proporre la chiusura di molti poli museali e teatrali, negletti dal pubblico e “produttivamente” sterili, baratri voraci ove si sprecano risorse pubbliche, a beneficio dei centri più attrattivi e dinamici, ovverosia più meritevoli di assistenza finanziaria ecc.…

Le sfide da cogliere sono dunque numerose e complesse, vorremo tutti nei prossimi anni rimboccarci le maniche, o viceversa perseverare con visioni particolaristiche? La concorrenza extraregionale e internazionale confida ovviamente nella seconda ipotesi, tanto più che nel turismo un quinquennio può ormai valere quanto un’era geologica. Liguria se ci sei batti un colpo, lo chiedono anche quei giovani capaci e motivati che troppo spesso debbono partire per cercar gloria altrove.

Umberto Curti, www.ligucibario.com

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